Baggio rigore con il brasile e critica alla nazionale il suo dossier non bastava

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Baggio rigore con il brasile e critica alla nazionale il suo dossier non bastava

Roberto Baggio, ex attaccante della Nazionale e protagonista assoluto del calcio italiano, torna al centro dell’attenzione con una lunga intervista rilasciata in occasione dell’uscita del suo libro “Luce nell’oscurità”, edito da Rizzoli. Nel racconto emergono dettagli della carriera, momenti emotivamente complessi e riflessioni su temi legati al presente calcistico, con un riferimento esplicito alla crisi dell’Italia e alla mancata qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva.

crisi dell’italia e assenza ai mondiali: il racconto di roberto baggio

Baggio collega l’esclusione dai Mondiali a una serie di criticità strutturali che, a suo avviso, non si risolvono con interventi superficiali. Nel suo ragionamento entra il tema del percorso formativo e dell’ambiente di crescita dei giovani: i bambini non giocano più per strada e, nella Serie A, risultano pochi italiani. Di conseguenza, quando serve prelevare giocatori all’estero o procedere con la naturalizzazione, il dato diventa indicatore di un problema più ampio: in quel momento non viene individuato un italiano pronto allo stesso livello.

Per superare la situazione, Baggio insiste sulla necessità di una formula capace di incentivare davvero l’utilizzo dei ragazzi italiani, sottolineando che il talento esiste ma va cercato, protetto e valorizzato. Accanto a questo, indica come elemento decisivo il coraggio di dare fiducia ai giovani, trasformando la fiducia in un processo concreto e continuativo.

rapporti con alcuni allenatori: l’astio e il senso di responsabilità

Nel dialogo Baggio affronta anche un passaggio emotivo legato alle reazioni di alcuni allenatori nei suoi confronti. Pur dichiarando di non amare giudicare gli altri, afferma di avere percepito, in certi casi, difficoltà ad accettare che attorno a un calciatore ci fosse tanta attenzione. Secondo la sua lettura, non si tratterebbe necessariamente di gelosia in senso banale, ma del bisogno di affermazione dell’autorità.

Baggio racconta di avere cercato di mettersi a disposizione, anche se questo non sarebbe bastato. L’episodio viene inserito nella sua storia personale, presentato come parte di un percorso fatto anche di incomprensioni e tensioni.

il progetto dopo la crisi: che fine ha fatto il dossier

Nel confronto emerge un tema legato a un progetto di cui Baggio parla con prudenza. Non ritiene di possedere la presunzione di pensare che quell’idea potesse bastare da sola a risolvere le difficoltà del calcio italiano. Specifica che il progetto non era soltanto suo, essendo stato redatto con altri professionisti. Baggio dichiara di avere provato a portarlo avanti, con l’obiettivo di riconoscere i meriti del lavoro svolto insieme, spiegando che, nonostante gli sforzi, le cose non sono andate come sperato.

la finale del ’94: colpa, vergogna e memoria emotiva

Uno dei passaggi più intensi riguarda la finale del 1994. Baggio afferma di essersi sentito in colpa con tutti gli italiani, con la volontà quasi immediata di sparire. Il racconto parla di una vergogna infinita, percepita come qualcosa che resta addosso anche dopo gli anni.

Nel tempo, sostiene, si imparerebbe a convivere con quella ferita, anche se non si chiude completamente. Il pallone associato a quel momento viene descritto come sospeso in un luogo che, a parole, risulta difficile da raggiungere. La notte continua a riaprire il ricordo: Baggio racconta che il sogno di segnare ritorna di continuo, fino ad arrivare a pensarci da sveglio, nel letto, quando non riesce a prendere sonno, immaginando il gesto del gol e poi addormentandosi.

fede e buddismo: forza interiore e coraggio di non mollare

Baggio descrive la propria visione come centrata su una forza presente dentro ognuno, anche quando non è percepita. Nega l’idea di concentrarsi su un Dio esterno che decide per gli altri, preferendo l’interpretazione di una forza interiore da cercare, coltivare e rispettare.

Il buddismo viene indicato come rifugio e come percorso che lo ha formato come persona, portandolo a lavorare su aspetti del carattere a cui prima non avrebbe prestato attenzione. A livello personale, Baggio attribuisce al buddismo la capacità di offrire forza quando ne aveva più bisogno e il coraggio di non mollare mai.

il ricordo del primo intervento: dolore, dignità e vergogna

Baggio rievoca il primo intervento ricordando il viaggio verso Saint-Étienne sulla vecchia Ford di famiglia: racconta dodici ore di trasferimento nel silenzio, descritto come il terrore che non sarebbe tornato più in campo. Al risveglio dall’anestesia dichiara di avere urlato per la sofferenza, spiegando di non poter assumere antidolorifici perché sempre allergico.

In quel contesto, Baggio racconta una frase rivolta a sua madre, “Se mi vuoi bene, uccidimi”, legata all’incapacità di fare tutto ciò che serviva per recuperare: non riusciva a correre e ad allenarsi come prima. Per mesi non avrebbe incassato gli assegni dello stipendio della Fiorentina, motivando la decisione con la vergogna. Non accettava l’idea di guadagnare senza poter lavorare, e gli assegni finivano nel cassetto.

Nel racconto ricorre anche il ricordo del padre, legato a un’idea precisa: i soldi ottenuti senza meritarli porterebbero sfortuna. Per Baggio, il lavoro resta legato alla dignità anche quando si è feriti, anche quando non dipende da sé, con l’indicazione di un peso emotivo comunque presente.

passaggio dalla fiorentina alla juventus: rabbia, dolore e colpe

Il passaggio dalla Fiorentina alla Juventus viene descritto come un evento che suscita una reazione intensa a Firenze. Baggio racconta di avere pianto “come un bambino” e di avere percepito ambulanze dirette verso la sede della Fiorentina, mentre gli scontri sarebbero durati tre giorni. Il sentimento, nel racconto, si lega a una sofferenza lancinante, alimentata dalla rabbia e dalle tensioni.

Pur dichiarando di non avere mai voluto la cessione, sostiene di essersi sentito colpevole, inserendo l’esperienza dentro un quadro emotivo fatto di responsabilità percepita e impatto collettivo.

sacchi, del piero e l’ambiente nello spogliatoio

sacchi e le parole su maradona: percezioni di ambiguità

Baggio ricorda un’affermazione legata a Sacchi: “Tu per noi sei quello che Maradona è per l’Argentina”. La frase, secondo Baggio, gli sarebbe rimasta dentro, tanto da trasformare il successivo cambio in una contraddizione enorme per come lo viveva. Pur affermando di non voler attribuire ad altri intenzioni sconosciute, dichiara di avere percepito una situazione ambigua.

Secondo la sua ricostruzione, si sarebbe potuto pensare che una vittoria senza di lui avrebbe esaltato ulteriormente il gruppo, mentre, in caso di sconfitta, la sua assenza avrebbe potuto diventare un alibi. Baggio presenta questi pensieri come attraversamenti mentali del momento.

del piero e il dialetto veneto: affinità nello spogliatoio

Nel rapporto con Del Piero, Baggio evidenzia un dettaglio concreto: negli spogliatoi parlavano in dialetto veneto, e questa caratteristica creava un avvicinamento. Sottolinea che la dinamica continua anche oggi quando si incontrano.

ronaldo e maradona: talento, dolore e umanità

ronaldo il fenomeno: sofferenza e consapevolezza del corpo

Il racconto su Ronaldo si concentra sul momento in cui si sarebbe rotto il ginocchio. Baggio afferma di avere sofferto davvero per lui, spiegando di conoscere cosa significhi vedere il proprio corpo tradire e non rispondere più come vorrebbe. Definisce Ronaldo un talento immenso e un qualcosa di raro. Proprio per questo il dolore dell’altro lo avrebbe colpito ancora di più.

maradona: umiltà e volo condiviso

Di Maradona Baggio racconta un’impressione netta: era speciale e umile. Un episodio specifico riguarda un volo per l’Argentina in cui avrebbero palleggiato insieme: Baggio descrive la scena a 10 mila metri da terra, nei pressi del cielo. Nel racconto entra anche un dettaglio personale: l’evento coinvolge anche il suo Mattia.

personaggi citati nel racconto

  • Roberto Baggio
  • Ronaldo
  • Maradona
  • Carlo Mazzone
  • Arrigo Sacchi
  • Alessandro Del Piero
  • Mattia
  • Roberto Baggio (ex attaccante della Nazionale)
L'ex attaccante, Roberto Baggio

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