Buffon giorno in cui capì di essere morto dentro dolore dell addio al calcio alla rinascita fuori campo

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Buffon giorno in cui capì di essere morto dentro  dolore dell addio al calcio alla rinascita fuori  campo

Gianluigi Buffon torna con una confessione piena di immagini e dettagli concreti, ripercorrendo l’addio al calcio, i momenti che hanno definito una carriera senza paragoni e le sensazioni che hanno accompagnato l’uscita di scena dal campo. Nel racconto emerge il contrasto tra la forza percepita negli anni d’oro e la frattura emotiva dell’ultimo fischio, fino ad arrivare alle grandi notti internazionali che restano impresse, come Berlino 2006.

Il testo si apre con un ricordo fisico e diretto: l’ultima partita ufficiale viene evocata tramite il gesto di una chiusura netta, quasi dolorosa. Buffon descrive l’istante in cui si stacca dal rituale dei guanti, mentre le nocche nude, arrossate e intrise di sudore, brillano sotto luci al neon. Quel passaggio rimanda all’intervallo di un playoff di Serie B giocato con il Parma nel maggio 2023.

buffon e l’addio al calcio: l’ultima partita e la sensazione di “fine”

A 45 anni, circondato da compagni che avrebbero potuto essere figure familiari, la percezione non è legata alla nostalgia: è soprattutto una chiusura interna. Buffon racconta che la sensazione era quella di essere “morto dentro”, mentre dopo 28 anni di professionismo il corpo aveva iniziato a mostrare limiti. Il declino fisico e il progressivo offuscarsi dei riflessi, uniti alla consapevolezza che quel periodo “forte e onnipotente” stava finendo, vengono descritti come una vera e propria fine.

dalla porta alla scrivania: l’evoluzione di buffon oggi

Oggi, a 48 anni, l’umore di Buffon appare cambiato in modo netto. Passeggiando per King’s Cross e entrando negli uffici del Guardian, trasmette energia e calore, ricambiando l’emozione di una guardia di sicurezza. Il quadro è quello di una nuova normalità: le riflessioni spaziano dall’accettazione del ritiro al suo ruolo dirigenziale in Nazionale, in un contesto segnato dalla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali per tre volte consecutive.

Sul ritiro Buffon usa parole precise, indicando sentimenti contrastanti all’inizio. Dichiara di sapere che fosse la scelta giusta e di essere felice di chiudere il viaggio, ma riconosce anche una paura reale: dopo quasi 30 anni la vita sarebbe cambiata per sempre. Nel nuovo equilibrio afferma di vivere più serenamente, di aver imparato ad andare avanti e di sottolineare, con una battuta, di non aver più giocato nemmeno una partitella a calcetto tra amici. In modo esplicito chiarisce che non ne sente la mancanza.

record, scudetti e calciopoli: la continuità ai vertici

L’accettazione del percorso, secondo il racconto, è rafforzata da un palmarès imponente. Buffon evidenzia due elementi: la continuità ai vertici e la chimica costruita con i compagni nel tempo. Nel quadro dei dati, ricorrono riferimenti netti ai suoi numeri di riferimento:

  • 176 presenze in Nazionale, indicato come record assoluto nel calcio maschile.
  • 10 Scudetti vinti difendendo i pali della Juventus.
  • 974 minuti consecutivi di imbattibilità in Serie A nella stagione 2015-16.

Tra i momenti più importanti, Buffon indica che il suo apice non coincide solo con il record del 2016. Sostiene che il punto più alto sia arrivato tra 2002-03 e 2006: in quel periodo si sentiva “onnipotente e invincibile”, sostenuto da una lucidità mentale descritta come straordinaria e insieme incomprensibile.

calciopoli e mondiali: serenità e responsabilità percepita

Lo stato di grazia viene mantenuto anche durante l’esplosione di Calciopoli, a ridosso del Mondiale in Germania. Con l’Italia coinvolta dalle polemiche e Buffon chiamato a lasciare momentaneamente il ritiro per essere interrogato su presunte scommesse (poi chiarite con lo scagionamento), il clima viene descritto come asfissiante. Buffon ricorda che non era semplice trovare serenità per giocare il Mondiale al massimo, aggiungendo che la differenza decisiva stava nello specchio: non ci si vede da bugiardi. La convinzione di non aver fatto nulla di male viene collegata alla spinta a tirare fuori il meglio di sé, nonostante un’ingiustizia definita “inspiegabile”.

berlino 2006: zidane, materazzi e la parata allo scadere

Il culmine dell’annata, nel racconto, rimane la finale di Berlino contro la Francia. Buffon rievoca il calcio di rigore “a cucchiaio” dell’ex compagno Zinedine Zidane, il pareggio di Marco Materazzi e soprattutto l’episodio decisivo: la sua storica e provvidenziale parata sul colpo di testa del fuoriclasse francese allo scadere dei tempi supplementari.

La descrizione della giocata è fortemente evocativa: Buffon racconta che Zidane colpì con forza e cattiveria, con un impatto tale da sembrare un colpo eseguito “col piede”. Zidane, secondo Buffon, era frustrato per la parata e convinto di aver segnato, ma Buffon sostiene anche che da grande campione l’azione sia stata apprezzata.

la testata di zidane a materazzi e l’espulsione

Pochi minuti dopo emerge il caos: la testata di Zidane a Materazzi avviene lontano dagli sguardi di arbitro Elizondo e dei guardalinee. A 15 metri di distanza, Buffon sente distintamente il tonfo e decide di correre verso l’assistente per segnalare l’accaduto, portando all’inevitabile espulsione del numero 10 francese. Il momento viene ricordato con amarezza: Buffon confessa di essere rimasto scosso e dispiaciuto che la carriera di un giocatore immenso e di classe si concludesse in quel modo.

Nel presente, Buffon racconta che tra lui e Zidane non c’è mai stato un confronto diretto sull’episodio. Rimane un rispetto reciproco che porta a evitare di riaprire ferite dolorose. Chiudendo il racconto, Buffon sdrammatizza con una battuta in inglese: “It’s my fault” (È colpa mia).

italia agli ultimi anni: l’esclusione dai mondiali e l’immagine più improbabile

Nella parte finale del racconto, Buffon inserisce un commento sugli ultimi anni dell’Italia. Descrive la propria idea con un paragone netto: pensava fosse più probabile vedere 1000 alieni che ottenere 3 esclusioni dell’Italia dai Mondiali.

Personaggi e figure citate nel racconto:

  • Gianluigi Buffon
  • Zinedine Zidane
  • Marco Materazzi
  • Elizondo
Buffon conferenza Italia

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