Capello bastoni poco lucidi e cambi di gattuso: cosa non ha convinto
La certa amarezza per l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale ha trovato voce in Fabio Capello, ex allenatore di club storici come Juve, Milan e Roma. L’analisi dell’allenatore, focalizzata sulla partita contro la Bosnia, mette insieme aspetti tattici, errori decisivi e prospettive di ricostruzione, delineando un quadro netto sul perché la qualificazione non sia arrivata.
italia fuori dal mondiale: l’amarezza di fabio capello
Capello descrive una tensione emotiva che non lascia spazio a distrazioni: la mancata partecipazione al Mondiale, dopo una nuova sconfitta, viene percepita come un colpo difficile da digerire. Il riferimento è all’assenza dell’Italia tra le 48 nazioni coinvolte, con un senso di frustrazione legato alla ripetizione di un esito negativo.
italia e bosnia: approccio, idee e gestione della palla
Secondo Capello, gli azzurri non avevano convinto già nelle fasi iniziali. L’osservazione centrale riguarda la mancanza di idee e una circolazione di palla eccessivamente condizionata da palloni giocati all’indietro, interpretati come un limite nella costruzione offensiva e nella capacità di incidere.
vantaggio, reazione e momento del crollo
Capello individua anche un passaggio preciso: il vantaggio nasce da un mezzo regalo che viene comunque sfruttato, con riferimento all’azione di Barella e Kean. L’Italia, nel racconto dell’ex tecnico, soffriva già sugli esterni, e poi arriva quello che definisce il patatrac, cioè il momento in cui la partita cambia rapidamente direzione.
errore decisivo: rinvio corto, difesa e scelte in area
Il punto di svolta viene collegato a tre elementi: il rinvio troppo corto di Donnarumma, un errore di piazzamento della difesa e un pasticcio attribuito a Bastoni. La dinamica descritta da Capello insiste soprattutto sulla logica di copertura e sull’esecuzione dei compiti: se un difensore risulta più lento, la condotta deve essere tale da accompagnare l’attaccante il più possibile, cosa che a suo avviso non è avvenuta in maniera lucida.
difensori che servono davvero: qualità, non solo estetica
Nel valutare la situazione difensiva, Capello sceglie una linea molto pratica: le scelte possono essere analizzate con il senno del poi, ma resta il nodo principale. Secondo l’ex allenatore, l’Italia ha bisogno di difensori che difendono, capaci di proteggere davvero il campo, e non semplicemente giocatori “belli da vedere”.
bastoni e calafiori: punti di forza e limiti
Capello considera Bastoni e Calafiori come profili relativamente simili. Per l’ex tecnico, entrambi risultano molto bravi quando c’è da andare in avanti, mentre quando la partita richiede di preoccuparsi della fase dietro le prestazioni non sono allo stesso livello.
occasioni e sviste: kean, dimarco ed esposito
La sconfitta, oltre agli episodi, viene interpretata anche attraverso le occasioni mancate. Capello sottolinea che Kean è stato sfortunato, perché la palla gli è rimbalzata in modo sfavorevole. Diverso il discorso per Dimarco ed Esposito, che secondo la lettura dell’ex allenatore dovevano fare meglio.
La valutazione finale resta comunque ampia: Capello sostiene che, in undici, sarebbe potuto bastare qualcosa di più per passare il turno, trasformando gli episodi in vantaggi concreti.
i cambi di gattuso: le decisioni che non convincono
Un altro elemento dell’analisi riguarda le sostituzioni. Capello afferma di non essere stato convinto da alcuni cambi e indica un’alternativa precisa: Kean non sarebbe stato rimosso, mentre, a suo avviso, sarebbe stata più corretta una sostituzione prima di Dimarco, considerato in chiara difficoltà nel corso della partita.
futuro della panchina e stile di gioco: quattro dietro
Capello affronta anche la questione relativa alla gestione tecnica, invitando a pensarci con molta calma. Ricorda che Gattuso è diventato commissario tecnico da meno di un anno e che quanto costruito finora riguarda soprattutto valori e senso di appartenenza, elementi che si sono visti.
Oltre ai nomi, Capello segnala anche un desiderio sul modello di squadra: gli piacerebbe che l’Italia giocasse a quattro dietro.
il sistema: giovani, tecnica e valorizzazione del talento
La riflessione si sposta poi sulle cause più ampie. Capello parla di un piano che può coinvolgere anche aspetti politici, definendoli un territorio non di sua competenza. Poi separa il discorso su due livelli. Da un lato c’è la base: dai settori giovanili serve tornare a privilegiare la tecnica rispetto alla tattica. Dall’altro, più in alto, il problema riguarda la difficoltà dei club a valorizzare davvero il talento presente, spesso per scelte miopi degli allenatori.
Il risultato è che le selezioni giovanili ottengono buoni risultati, ma i giovani faticano a imporsi quando passano ai contesti successivi. Capello descrive quindi un divario tra performance nel settore giovanile e affermazione nel calcio competitivo.
ripartenza: ossatura e nomi per il futuro
Nella parte conclusiva Capello individua un’ossatura ripartendo da alcuni riferimenti. Per il portiere, il riferimento è a Donnarumma, indicato come un elemento certo su cui contare. Tra i profili apprezzati per l’impatto in Bosnia cita Palestra, mentre aggiunge che Pisilli è stato portato in alto da Gattuso partendo dall’Under 21. Capello menziona anche la crescita in corso con Pio Esposito indicato come una realtà, e Kean definito un attaccante affidabile.
A centrocampo, l’ex tecnico sottolinea Locatelli per la personalità in campo e fuori, e Tonali per il contributo dato attraverso la generosità. Per completare il quadro rimane l’esigenza di qualche difensore che difenda sul serio, ribadita come necessaria; al contempo, Capello sostiene che l’Italia non sia messa così male come si pensa, facendo anche riferimento al lavoro di Baldini in Under 21.
Personaggi citati:
- Fabio Capello
- Gennaro Gattuso
- Donnarumma
- Barella
- Kean
- Bastoni
- Calafiori
- Dimarco
- Esposito
- Palestra
- Pisilli
- Pio Esposito
- Locatelli
- Tonali
- Baldini
