Casi di punteggiare infantino causio su campioni dell’82
Un anniversario che riaccende emozioni e dettagli di una stagione irrimediabilmente legata al mito: a distanza di 44 anni dalla finale del Mondiale 1982, Franco Causio ha ripercorso ricordi e riflessioni in un’intervista al Corriere della Sera. L’ex campione azzurro ha toccato diversi piani: dalla memoria dei compagni scomparsi all’evoluzione della carriera dei calciatori, fino alle osservazioni sul calcio contemporaneo e sulle scelte legate alle competizioni internazionali.
causio su infantino e l’assenza dei campioni italiani del 1982
Tra i passaggi più netti dell’intervista emerge la critica a Gianni Infantino. Causio ha dichiarato che non è stato invitato alcun campione italiano del 1982, collegando la scelta anche a un’ipotesi personale sulla squadra di riferimento: “Forse perché è interista e in quella squadra c’erano tanti bianconeri”. Il punto centrale, per l’ex azzurro, è il mancato riconoscimento di figure storiche legate a quel Mondiale.
preghiere quotidiane per scirea, paolo rossi ed enzo bearzot
Accanto all’analisi sul presente, Causio ha riservato spazio alla dimensione emotiva, ricordando persone che restano vive nella quotidianità. Ha spiegato di recitare ogni giorno una preghiera per Gaetano Scirea, Paolo Rossi ed Enzo Bearzot. Il racconto insiste sul legame personale: “Sono molto religioso e penso sempre a loro tre, uomini, amici, calciatori straordinari”.
longevità dei calciatori moderni: allenamento e monitoraggio 24 ore su 24
Causio ha confrontato il modo in cui si costruisce la durata in campo tra passato e presente. Alla propria epoca, ha sottolineato, solo i portieri riuscivano a resistere a lungo, richiamando l’esempio di Dino Zoff durante il Mundial spagnolo. Secondo l’ex azzurro, il suo fisico reggeva bene perché non aveva vizi e curava l’alimentazione, con allenamenti che non superavano due ore al giorno.
Nel calcio attuale il quadro, per Causio, cambia radicalmente: gli atleti vengono monitorati 24 ore su 24, compreso quando dormono. La carriera, inoltre, può essere prolungata con metodi mirati, rendendo il percorso più agevole rispetto ai tempi di Causio.
infanzia a torino e i primi passi nella juventus
Nel ripercorrere le origini, Causio ha ricordato la vita familiare e il trasferimento a Torino. Ha raccontato che il padre lo accompagnava a scuola con una motoretta “ape car” caricata di bombole a gas destinate alla vendita. La zona in cui abitava era il centro storico, allora piuttosto derelitto, vicino alla chiesa di Santa Maria della Provvidenza, chiamata anche delle Alcantarine.
Il passaggio al mondo bianconero è collegato all’infanzia e al contesto in cui si formavano le promesse. Arrivato a Torino come ragazzino inesperto, ha vissuto al convitto dove abitavano le promesse bianconere. La traiettoria verso la Juventus si completa con la prima società in cui giocò: “La Juventina”.
crisi della nazionale: mancanza di materia prima e tecnica di base
Un capitolo rilevante riguarda le difficoltà dell’Italia. Causio ha sintetizzato la causa in termini strutturali: non c’è materia prima buona e mancano maestri di calcio e centri federali. Nel caso in cui guidasse la federazione, ha ipotizzato la creazione di centri federali su tutto il territorio, organizzati per fasce, affidati a ex calciatori che, dopo un corso per allenatori, insegnino a giocare partendo dai fondamentali, come il modo di stoppa re un pallone. La carenza indicata riguarda la tecnica di base, definita “straripante”.
Per Causio, non si tratta soltanto di nostalgia: i risultati dell’Italia sono giudicati “evidenti”. Ha affermato anche di provare nostalgia per persone e situazioni del passato, riconoscendo che si è entrati in un nuovo millennio.
confronto tecnico tra ieri e oggi: Herrera, allenamenti e qualità del pallone
Causio ha richiamato il livello tecnico della sua generazione, ricordando la competizione interna per gli apprezzamenti nel ruolo. Ha citato sé stesso e altri nomi: Bruno Conti e Claudio Sala. Ha poi spiegato che i ragazzi di oggi non possono sapere chi era Heriberto Herrera, con il quale ha esordito. Nel racconto, gli allenamenti erano momenti in cui la tecnica appariva “sopraffina”, tanto da lasciare incantati mentre i compagni svolgevano esercizi. Il pallone, secondo la descrizione, “viaggiava che era una delizia”.
serie a e qualificazione ai mondiali: la quota di stranieri come nodo
Nel valutare la situazione attuale, Causio ha posto un interrogativo legato alla qualificazione della Nazionale. Ha espresso perplessità sul fatto che questa possa arrivare al Mondiale se, nella serie A, giocano per oltre il 70% atleti stranieri.
critiche al calcio moderno e al calcio business
Causio ha attaccato l’impostazione del calcio contemporaneo, definendola come una sequenza frammentata: “mi sembra a quattro tempi”. Dopo circa 22 minuti, ha osservato, i giocatori si fermano per dissetarsi e usufruiscono della pausa per l’idratazione, descritta come un riposino. Nei suoi ricordi, ai tempi precedenti certe interruzioni non erano nemmeno immaginabili.
Per Causio, il Mondiale assomiglia più a un evento pubblicitario che a un’esperienza centrata sul calcio: “Più che i gesti atletici conta monetizzare: è sconcertante”.
rapporto con gianni agnelli e passione per il tennis
Nel ricordare figure del passato, Causio ha citato un legame personale con Gianni Agnelli. Ha riferito che l’avvocato si fermava sempre a parlare con lui, mantenendo però riservato il contenuto: non verranno rivelate le conversazioni private. L’intervista chiude con un elemento inatteso sul piano sportivo: Causio ha dichiarato una passione per il tennis, sostenendo di esserne stato davvero bravo. Ha aggiunto che, se potesse ripartire da capo, forse si dedicherebbe allo sport associato a Sinner.
personaggi citati
- Franco Causio
- Gianni Infantino
- Gaetano Scirea
- Paolo Rossi
- Enzo Bearzot
- Dino Zoff
- Giovanni Malagò
- Bruno Conti
- Claudio Sala
- Heriberto Herrera
- Gianni Agnelli
- Sinner
