Cazorla dice addio al calcio, l’ultimo ballo è arrivato

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Cazorla dice addio al calcio, l’ultimo ballo è arrivato

Un sorriso capace di resistere anche alle tempeste della vita ha finalmente chiuso il capitolo del calcio professionistico. Santiago “Santi” Cazorla González, oggi 41 anni, ha annunciato il ritiro dopo una carriera segnata da talento, determinazione e ritorni che hanno trasformato la sofferenza in rinascita.

La conclusione arriva dopo una stagione che porta la sua firma emotiva: la maglia del Real Oviedo, club della città natale e protagonista nel massimo campionato spagnolo, dove Cazorla ha contribuito a difendere con intensità e lucidità il suo posto in campo. Con il ritiro si spegne una delle figure più rappresentative del centrocampo moderno, capace di ridefinire il senso dell’ambidestrismo e di mostrare cosa significhi amare davvero il pallone, anche quando il destino ha tentato di sottrarglielo.

ritiro di santi cazorla: addio al calcio giocato a 41 anni

Il saluto definitivo al calcio professionistico arriva attraverso un annuncio di fine percorso, dopo l’ultima fase sportiva con il Real Oviedo. La stagione conclusa rappresenta l’elemento finale di un tragitto lungo e coerente: non solo una chiusura tecnica, ma un cerchio costruito anno dopo anno con la stessa energia, tra palcoscenici diversi e scelte sempre orientate alla sostanza.

Con Cazorla si chiude la storia di un centrocampista totale, ricordato per un controllo di gioco che trascendeva la forza fisica e puntava su letture immediate, geometrie di passaggio e capacità di incidere in ogni momento. Il suo sorriso, descritto come un tratto distintivo in mezzo al campo, accompagna anche la fase più dura e, infine, si spegne soltanto al termine della carriera.

il viaggio del mago: oviedo, villarreal e asenal tra passaggi e incroci

Cazorla non è mai stato indicato come il più alto o il più forte fisicamente, ma si è imposto grazie a una visione diversa. La sua crescita parte dall’Oviedo, da dove esplode poi in modo decisivo con il Villarreal. In Spagna, il suo ruolo diventa centrale nel periodo in cui il “Sottomarino Giallo” incanta il paese e l’Europa a metà degli anni 2000, con Cazorla nel ruolo di perno del centrocampo.

arsenal e “the magician”: ambidestrismo e firma in premier league

Nel percorso arriva anche il salto all’Arsenal. Nel 2012 la chiamata porta Cazorla a Londra, sponda Gunners, dove viene riconosciuto con il soprannome “The Magician”. Sotto la guida di Arsène Wenger, il suo calcio si presenta come una soluzione continua: non importa se si tratta di punizioni o calcio d’angolo, perché il processo decisionale avviene mentre la palla si trova ancora in movimento, con l’uso del destro o del sinistro scelto sul momento.

In Premier League arrivano due FA Cup e due Community Shield. Oltre ai trofei, emerge un elemento decisivo: l’amore di una tifoseria che ancora oggi canta il suo nome, contribuendo a fissare la sua immagine non solo come talento, ma come figura amata dal pubblico.

il calvario della cancrena: operazioni e ritorno con il villarreal

La traiettoria subisce una svolta drammatica nel 2016, quando un gravissimo infortunio al tendine d’Achille apre la strada a un percorso medico complesso. Un’infezione grave porta allo sviluppo di cancrena, con la distruzione di otto centimetri di tendine. Nel racconto del periodo emerge anche una frase attribuita ai medici in Inghilterra, capace di sintetizzare la paura del momento: l’idea che, se fosse stato possibile camminare di nuovo in giardino con il figlio, allora ci si sarebbe potuti ritenere soddisfatti.

11 interventi e la pelle trapiantata per ricostruire la caviglia

Cazorla affronta 11 operazioni chirurgiche. Per ricostruire la caviglia viene riportato anche un dettaglio simbolico: i chirurghi trapiantano una porzione di pelle del braccio, la stessa area su cui aveva tatuato il nome di sua figlia. Dopo un percorso lungo e doloroso, si apre la strada al ritorno sul campo.

ritorno in campo dopo 668 giorni: dominare, segnare e guidare

Nel 2018, dopo 668 giorni di calvario, Cazorla torna a giocare con il Villarreal. Il rientro non coincide soltanto con il camminare o con l’essere in campo: viene descritto come una ripresa di controllo e incisività, con la capacità di segnare, di fornire assist e di riaffermare la propria presenza in modo concreto. In parallelo arriva una convocazione nella nazionale spagnola, con la quale aveva già conquistato gli Europei del 2008 e del 2012. Il ritorno assume il significato di una vittoria della volontà sulla medicina.

ritorno a oviedo: l’ultima stagione e la scelta di ripagare con il minimo salariale

All’esperienza successiva si aggiunge una parentesi in Qatar con l’Al-Sadd. Poi, l’estate scorsa, la decisione che porta la carriera nel luogo di origine: il rientro al Real Oviedo. La scelta è descritta come orientata alla sostenibilità e al legame con il club, con l’accettazione di un minimo salariale, la devoluzione di una parte dello stipendio al settore giovanile e la rinuncia ai diritti d’immagine per non pesare sulle casse societarie.

Nell’ultima stagione in prima divisione, Cazorla gioca con la squadra che lo ha cresciuto e regala momenti di classe al pubblico, che lo ha accompagnato con una devozione profonda, riconoscendo il ruolo di “mago” anche fuori dalle statistiche.

addio definitivo: gli ultimi scarpini e il ricordo dell’ambidestrismo

Con il ritiro si conclude l’ultima volta di Cazorla con gli scarpini ai piedi. Non sarà più possibile rivedere il baricentro basso capace di muoversi tra i difensori né quel modo unico di calciare con entrambi i piedi senza differenza percepibile. Rimane un campione ricordato per il valore tecnico, ma soprattutto per un insegnamento: finché è presente un sorriso capace di accompagnare il percorso, non ogni traguardo resta irraggiungibile.

personaggi e figure citate

  • Santiago “Santi” Cazorla González
  • Arsène Wenger
  • figlio (citato nella frase dei medici)
  • figlia (citata per il tatuaggio)
Cazorla Spagna

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