Champions flop di pubblico: le ragioni e la lezione dei polacchi
Alle 15.00 circa di sabato 16 maggio l’Inalpi Arena si è aperta al massimo solo in apparenza: i cancelli per il pubblico non erano ancora stati attivati, mentre all’interno erano presenti soprattutto sicurezza, personale di servizio, tecnici televisivi e l’intera macchina organizzativa della CEV, con volontari inclusi. Le tribune, ancora vuote, hanno reso immediatamente evidente un dettaglio: grandi teloni blu coprivano interi settori delle gradinate.
Con lo scorrere dei minuti, e soprattutto una volta avviata la prima semifinale di Champions con Perugia impegnata, il quadro è diventato più chiaro. La presenza sugli spalti era ridotta, tanto da rendere evidente il motivo della copertura: pubblico poco, davvero scarso, quasi come una conferma visiva già prima dell’inizio dei match.
presenze in tribuna a inalpi arena: poche migliaia di spettatori
In un impianto da 11mila posti, durante la prima semifinale Perugia-Varsavia erano presenti circa 3.500 persone. Per la seconda semifinale, Ziraat-Zawiercie, il numero è salito di alcune centinaia, arrivando a circa 4.200.
Domenica, nel giorno di finali e medaglie, l’attenzione si è spostata sui numeri complessivi. Per il match tra Varsavia e Ziraat gli spettatori erano appena poco sopra le 3mila unità, mentre nel match-clou che assegnava il titolo, con Perugia contro Zawierce, si è arrivati a quasi 6mila presenze.
flop o combinazione di fattori: perché l’evento non ha attirato abbastanza
Di fronte a risultati di questo tipo, la parola più ricorrente è sempre “flop”. La sensazione che qualcosa non sia andato come previsto è presente, ma l’interpretazione del fenomeno non viene ricondotta a una singola responsabilità. Le cause vengono descritte come una combinazione di scelte e una serie di concomitanze che hanno ostacolato la riuscita dell’appuntamento.
prezzi dei biglietti e percezione del valore dello spettacolo
Il tema dei biglietti è entrato immediatamente nel dibattito. In particolare, si indicano proteste e lamentele riguardo all’elevato costo dei ticket, con l’attenzione concentrata su ciò che la CEV potrebbe discutere internamente. Il confronto nasce anche in vista della prossima sede: la Final Four maschile di Champions League si giocherà a Milano, dove la questione del ticketing sarà verosimilmente centrale.
Nel merito dei prezzi, l’osservazione non si limita a una critica generica. L’evento descritto viene identificato come Final Four di Champions League di pallavolo maschile e viene ricordato che in campo si sono fronteggiate quattro formazioni provenienti da Italia, Polonia e Turchia, paesi indicati come grandi super potenze del volley mondiale.
confronti di prezzo con altre finali europee
A livello comparativo vengono richiamati prezzi di altre manifestazioni. A Torino i biglietti giornalieri, che consentivano di assistere a due partite tra sabato e domenica, oscillavano tra 35 e 155 euro. Erano disponibili anche posti a bordo campo con servizi di hospitality al prezzo di 270 euro.
Per l’Eurolega di basket ad Atene, con date 22 e 24 maggio, i prezzi indicati variano tra 399 e 952 euro in base alla categoria e alla fase di vendita. Per la finale di Champions League di calcio a Budapest, fissata al 30 maggio, per i tifosi delle due squadre finaliste sono segnalati biglietti a 70 euro con offerta “Fans First”, mentre per il pubblico complessivo i prezzi vanno da 180 fino a 950 euro.
ostacolo principale: il costo di alloggi e spostamenti
Nel racconto del mancato afflusso, l’attenzione si sposta dal ticket al costo complessivo. Il punto considerato più pesante viene individuato nelle strutture alberghiere, descritte come soggette a una speculazione durante un periodo già caratterizzato da un grande evento cittadino, con prezzi elevati per chi cercava una stanza nei giorni precedenti il weekend del 16 e 17 maggio.
Le richieste vengono riportate tra 300 e 800 euro a notte a persona, con situazioni anche più onerose, in strutture che non venivano associate a standard paragonabili a quelli di alberghi superiori. A questo si aggiungono spese di viaggio—qualunque modalità—con tariffe indicate come anch’esse fuori controllo, fattori che avrebbero scoraggiato una parte significativa di spettatori, soprattutto italiani.
cambio sede e gestione logistica: la partenza sotto una cattiva stella
L’evento viene descritto come nato sotto una difficoltà iniziale legata alla sede. Si riporta che il luogo previsto fosse il nuovo impianto di Santa Giulia a Milano, ma per le date in questione l’impianto non sarebbe stato disponibile. A quel punto la decisione sarebbe stata riorientata rapidamente, dirottando tutto su una sede alternativa: a Torino.
La dinamica viene presentata come un elemento di criticità che ha prodotto una “brutta figura”, senza indicare colpe specifiche. Si sottolinea invece che la questione rientrerà tra gli aspetti su cui chi di competenza dovrà riflettere.
tifo e spettacolo in campo: i settori caldi hanno fatto la differenza
Chi ha assistito all’evento ha potuto comunque riscontrare un fattore determinante: la pallavolo resta capace di creare atmosfera. Anche in questa occasione viene indicato che il pubblico della pallavolo si è presentato con una diversità rispetto ad altri contesti, esprimendo energia e continuità.
perugia al centro: settore bianco, cori e continuità per due giorni
Viene evidenziato un settore intero occupato dai tifosi di Perugia, suddiviso tra Curva Nord e Sirmaniaci. L’immagine descritta è quella di uno stile uniforme: tutti in bianco. Il supporto viene raccontato come costante per due giorni, dall’inizio alla fine, senza interruzioni.
A rafforzare la percezione di presenza viene citata anche una partecipazione trasversale: tifosi di tutte le età, nuclei familiari e tante coppie di nonni. La scenografia viene completata da lanci di stelle filanti su tutti i campi di Superlega, con un ricordo del fatto che non si è trattato di un episodio isolato.
polacchi senza frustrazione: rivalità ridotte e festa fino all’ultimo
Sul lato opposto viene riportata una dinamica significativa a favore dei tifosi polacchi. Nelle Finals erano presenti due squadre della PlusLiga su quattro. In base alla descrizione, tra loro il rapporto non era competitivo in modo acceso: durante l’evento si osservava un mix di sostenitori tra tifosi di Varsavia e tifosi di Zawiercie, con assistenza reciproca.
In finale, nonostante dopo il primo set il risultato si fosse orientato senza discussioni per i gialloverdi, l’energia non si è spenta. Viene sottolineata l’assenza di segnali negativi: nessun broncio o sguardo di disappunto, nonostante fosse il secondo anno consecutivo in cui la finale di Champions veniva persa contro Perugia.
Il comportamento viene collegato a una lettura sportiva del verdetto: la vittoria viene considerata “semplicemente” merito della formazione più forte, con la conseguenza che il tifo si è trasformato in festa. Cantare e ballare viene indicato come pratica continua anche nel finale dei set.
i protagonisti in tribuna: i tifosi che hanno animato l’evento
- Curva Nord e Sirmaniaci (tifosi di Perugia)
- Zawiercie (tifosi polacchi indicati in giallo)
- Varsavia (tifosi polacchi indicati in bianco)


