Commissariamento FIGC: piano lotito e mosse di malagò e abete, cosa sta succedendo in federazione
Il calcio italiano vive una fase di grande instabilità istituzionale, alimentata da una corsa alla guida della FIGC che dopo le dimissioni di Gabriele Gravina ha accelerato trasformandosi in un confronto sempre più diretto tra politica e sport. Al centro del dibattito resta Giovanni Malagò, figura indicata con forza dalla Lega Serie A come possibile uomo di riferimento. In parallelo, si muovono strategie contrapposte: da un lato una linea orientata a un commissariamento strutturato, dall’altro tentativi di frenare l’evoluzione degli equilibri attraverso leve assembleari e un focus sulle riforme.
malagò al centro dello scontro istituzionale FIGC
La candidatura di Giovanni Malagò viene presentata come opzione di rilievo nel contesto della presidenza federale. Il presidente del CONI ha definito la sfida “affascinante”, accompagnando il messaggio con l’esigenza di riflessioni profonde e con il tentativo di distanziarsi dalle etichette che lo riconducono a un asse di natura politica.
lotito commissariamento FIGC entro il 30 aprile 2026
Il nodo più dirompente arriva da Claudio Lotito. Il senatore e patron biancoceleste ha reso pubblico un documento in cui viene ipotizzato un commissariamento della FIGC entro la scadenza del 30 aprile 2026, facendo riferimento all’applicazione della legge 280/2003. La proposta prevede l’insediamento di una struttura di comando straordinaria operativa fino al 2028.
Secondo la linea descritta, la composizione includerebbe membri nominati dalla politica e dalla FIFA, con un meccanismo di responsabilità direttamente verso il Parlamento. La misura viene interpretata come una soluzione radicale, ma incontra resistenza sul piano politico: il ministro Andrea Abodi appare orientato a una riforma dei programmi piuttosto che a un semplice cambio di poltrone.
abete usa il 34% per evitare la spaccatura tra serie b e serie a
In risposta alle dinamiche innescate dalla Serie A, Giancarlo Abete muove con decisione sul terreno dei rapporti di forza interni. Il presidente della LND punta a far pesare il proprio 34% di voti assembleari, con l’obiettivo di impedire che la Serie B segua lo strappo istituzionale delineato dalla Serie A.
La strategia di Abete mira a raccogliere le firme dei delegati per riportare l’attenzione su riforme concrete. L’intento dichiarato è arginare l’ascesa di Malagò e contenere l’eventuale avanzata di un profilo percepito come vicino a una linea di rottura. Il possibile passaggio ulteriore, legato a una sua eventuale candidatura, viene delineato come mossa tattica: scendere in campo per poi trattare da una posizione di forza un profilo di mediazione condiviso.
critiche a malagò e silenzio strategico della serie b
Nel frattempo, le perplessità non mancano. Angelo Binaghi, presidente della FITP, ha sollevato dubbi sulla reale capacità di Malagò di tradurre in pratica le riforme necessarie, richiamando occasioni sprecate ai vertici del CONI. Il clima complessivo si mantiene teso e carico di incertezza, mentre la Lega Serie B sceglie una linea di silenzio strategico.
L’attesa serve a capire da quale versante si sposteranno gli equilibri in una trattativa che, secondo le dinamiche descritte, si preannuncia ancora lunga. In questo scenario, il sistema cerca un riassetto, bilanciando pressioni contrapposte e tempi decisionali.
figure in evidenza nel confronto istituzionale FIGC
- Giovanni Malagò
- Claudio Lotito
- Andrea Abodi
- Giancarlo Abete
- Angelo Binaghi
- Gabriele Gravina
