De gea ammette la pressione e il punto di svolta: vanoli ci ha riportati in vita
La stagione della Fiorentina, descritta dal portiere David De Gea, è stata segnata da un avvio complesso, pressione crescente e momenti di forte difficoltà. Nel racconto emergono i passaggi decisivi che hanno accompagnato la squadra verso un miglioramento, con cambiamenti concreti legati all’arrivo del tecnico Vanoli e al contributo della società. Al centro dell’intervista figurano anche il ruolo della fascia da capitano, l’obiettivo legato alla Conference League e le prospettive personali del calciatore.
fiorentina, david de gea: avvio di stagione difficile e pressione costante
De Gea parla di un periodo iniziale senza una spiegazione immediata, con la squadra partita male e una pressione che si è autoalimentata. Il portiere sottolinea che la situazione è stata dura anche per lui, perché rappresenta la prima volta in carriera in cui si è ritrovato a lottare per la salvezza. Il racconto evidenzia anche l’impatto sui giovani, chiamati a gestire circostanze in cui serve forza mentale.
Il portiere afferma di non essere stato al top, ma di non essersi lasciato andare: lavorare viene indicato come l’unica strada per uscire dalla fase negativa. Il passaggio più complesso, secondo la sua ricostruzione, coincide con un momento di fine 2025: la Fiorentina era ultima in classifica, non riusciva a vincere e le statistiche indicavano che nessuno, in un contesto simile, si era mai salvato. De Gea descrive quel periodo come una sensazione di incubo e un livello di preoccupazione molto alto.
Successivamente la squadra avrebbe iniziato a migliorare su diversi aspetti. Pur riconoscendo la necessità di continuare a lavorare con intensità, De Gea evidenzia che la Fiorentina resta ancora in corsa in Conference.
cambiamento con vanoli: nuova energia, lavoro tecnico e sostegno societario
Alla domanda su ciò che è cambiato con Vanoli, De Gea identifica un punto centrale: l’arrivo di nuovi giocatori avrebbe portato energia, ma la svolta viene attribuita soprattutto al lavoro del tecnico. La situazione, definita come molto negativa, viene riassunta con un’immagine netta: la squadra sarebbe stata “morta” e “disperata”, poi riportata in vita dall’intervento sportivo del tecnico.
Nel racconto entra anche una dimensione organizzativa. De Gea parla di Paratici come figura molto presente, descrivendone l’abitudine a parlare con la squadra e a seguire gli allenamenti. Il portiere ringrazia anche altri riferimenti interni alla società: il dg Ferrari e Goretti, indicati come presenti e vicini.
fiorentina, fascia da capitano: dialogo con luca e de gea e continuità di leadership
De Gea racconta che Vanoli ha avuto un confronto diretto con Luca e con lui. Il tecnico avrebbe spiegato che, essendo il più vecchio, si aspettava molto dalla gestione del ruolo. Il portiere dichiara di esserne stato pronto, ricordando un’esperienza passata: aveva già indossato la fascia da capitano allo United.
Un ulteriore elemento riguarda il rapporto con Ranieri, definito come ottimo. De Gea evidenzia l’importanza di questa figura all’interno del contesto squadra, ricordando che è uno dei capitani.
conference league come obiettivo: attenzione al campionato e ambizione europea
De Gea descrive l’attenzione prioritaria sulla A, ma sottolinea che la squadra deve mantenere fiducia anche in Conference League. Il portiere indica come elemento di riferimento la forza del Crystal Palace, riconoscendo la qualità dell’avversario.
Per De Gea un aspetto personale e sportivo si lega al possibile ritorno in Inghilterra. Vincere un trofeo viene presentato come un obiettivo stupendo per i tifosi e raggiungibile, purché la Fiorentina continui a crederci.
futuro di david de gea: contratto, focus immediato e obiettivo salvezza
Parlando del futuro, De Gea dichiara di avere ancora due anni di contratto e di stare bene a Firenze. La priorità, però, non sarebbe orientata alle scelte future: il momento sarebbe dedicato a salvare la Fiorentina e a dare il massimo sia in campionato sia in Conference.
kean e continuità di rendimento: una differenza tra buon giocatore e campione
De Gea commenta anche la situazione di Moise Kean. Il portiere riferisce che si parla molto con lui e di provare ad aiutarlo. Il riferimento centrale è il rendimento: l’anno precedente Kean avrebbe fornito una grande stagione, e secondo De Gea la differenza tra un buon giocatore e un campione si gioca nella capacità di mantenere il livello nel tempo, perché la continuità negli anni è la parte più difficile. De Gea esprime la convinzione che Kean possa essere in grado di riuscirci.
Figure citate nell’intervista:
- David De Gea
- Vanoli
- Paratici
- Ferrari
- Goretti
- Luca
- Ranieri
- Crystal Palace
- Moise Kean
