De Meo confessione shock ex arbitro: gesti vetrate, consuetudine e campionato falsato
Il caos legato alle decisioni arbitrali in Serie A torna al centro dell’attenzione con una nuova ricostruzione fatta da un ex arbitro, capace di aggiungere dettagli su presunte comunicazioni irregolari durante l’uso del VAR. Al centro delle accuse compaiono la sala VAR di Lissone e l’idea di un sistema di segnali visivi impiegato per influenzare dall’esterno le valutazioni dei direttori di gara.
caos arbitri e sala var di lissone: nuove accuse sulla gestione delle decisioni
Secondo quanto riportato dall’ex arbitro Pasquale De Meo, la vicenda riguarderebbe comunicazioni non conformi al protocollo sportivo e finalizzate a condizionare le scelte ai monitor. Le dichiarazioni puntano a un quadro in cui le procedure operative sarebbero state alterate tramite segnali gestuali pianificati e ripetuti.
codici visivi dietro le vetrate del var: i segnali secondo de meo
De Meo sostiene che l’impiego di comunicazioni irregolari rappresentasse una prassi percepita come conosciuta nell’ambiente. Le accuse vengono indirizzate direttamente verso Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, indicati come autori o responsabili dell’utilizzo di codici visivi per incidere sulle valutazioni dei colleghi al monitor.
Tra gli elementi menzionati compare l’esistenza di gesti definiti durante raduni riservati e impostati con cadenza settimanale. De Meo cita un esempio specifico: il segnale sarebbe riconducibile al “sasso-carta-forbice”.
protocollo violato e autonomia del var: perché le accuse colpiscono il sistema
Le procedure descritte andrebbero contro il principio di funzionamento della cabina di regia. De Meo richiama infatti il fatto che i VAR e gli AVAR vengano designati con l’obiettivo di operare in autonomia: in base alle sue affermazioni, l’intervento esterno risulterebbe incompatibile con la logica del protocollo.
Il quadro delineato descrive anche un clima interno deteriorato, con una consuetudine che avrebbe alimentato malumore tra gli appartenenti alla categoria: i gesti dalle vetrate sarebbero stati, sempre secondo De Meo, un’abitudine ormai strutturata.
impatto sul campionato: disparità di trattamento e rischio di falsare le decisioni
Il nodo centrale, secondo le dichiarazioni dell’ex arbitro, riguarda la disparità di applicazione dei segnali. L’argomentazione ruota attorno alla possibilità che, in alcune partite, scattasse quel tipo di intervento mentre in altre no: in questo scenario, l’esito delle valutazioni finirebbe per distorcere il campionato.
De Meo precisa inoltre l’ipotesi sul possibile obiettivo del sistema. Nel racconto, l’intervento non sarebbe stato orientato a un club specifico, ma a una finalità diversa: la tutela delle carriere degli arbitri. L’idea espressa è che evitare un errore non corretto consentisse di proteggere le valutazioni dei fischietti e, di conseguenza, le future designazioni.
esposto del 2023 e indagini: il passaggio dalla procura federale alla procura ordinaria
La ricostruzione attuale richiama un precedente esposto presentato da De Meo nel 2023, nel quale sarebbero stati coinvolti Gianluca Rocchi, Daniele Orsato e Paolo Valeri. In quella fase l’atto venne archiviato dalla Procura federale guidata da Giuseppe Chinè.
Oggi, con l’apertura di un fascicolo penale a Milano, secondo De Meo la prospettiva cambia. L’ex arbitro dichiara di riporre fiducia nella magistratura e sostiene che si arriverà a un giudizio imparziale da un organo definito “super partes” rispetto a quanto accaduto.
personaggi citati nelle accuse e nei riferimenti
- Pasquale De Meo
- Gianluca Rocchi
- Andrea Gervasoni
- Daniele Orsato
- Paolo Valeri
- Giuseppe Chinè
