F1 McLaren MCL40 bialbero sull’ala posteriore variante dell’attuatore
Alla vigilia del confronto a Monaco, il tema tecnico che domina il paddock ruota attorno alla gestione del comando dell’ala posteriore attiva, bloccato dalla FIA. Le squadre top, con l’esclusione della Ferrari, arrivano nel Principato con un obiettivo comune: trasformare lo spazio regolamentare disponibile in carico aerodinamico sfruttabile sul tracciato di Monaco, dove ogni dettaglio può cambiare l’equilibrio dell’auto.
Il risultato è una vera prova di creatività aerodinamica: soluzioni diverse che partono da uno stesso concetto. Mercedes e Red Bull hanno già mostrato impostazioni innovative, e anche la McLaren presenta un’interpretazione riconoscibile, pensata per lavorare in modo mirato sul posteriore.
comando dell’ala posteriore attiva bloccato: l’idea comune al Principato
Il quadro tecnico parte da un vincolo preciso: il comando dell’ala posteriore attiva risulta non utilizzabile secondo quanto disposto dalla FIA. A Monaco, però, rimane una domanda aperta per tutte: come generare carico aerodinamico usando il volume consentito dal regolamento, limitando l’effetto alle condizioni specifiche del circuito del Principato.
La strategia condivisa dalle squadre, al netto delle differenze tra progetto e filosofia, punta a trasformare quella porzione di controllo prevista dalla norma in un vantaggio aerodinamico pratico, creando flusso e pressioni utili dove servono davvero.
mclaren mcl40: bi-albero sull’ala posteriore con “cactus” sull’attuatore
La McLaren sceglie una via concreta e visivamente distintiva. Sulla MCL40, sul supporto verticale dell’attuatore, rimosso per il divieto di attivare a Monte Carlo la straight line mode, compaiono tre elementi che assumono la forma di rami. La descrizione richiama un “cactus”, con tre “diramazioni” collegate all’area di intervento che, pur in presenza del blocco, consente di costruire un effetto aerodinamico.
Il cuore dell’impostazione riguarda però l’integrazione aerodinamica sul posteriore: l’idea complessiva porta a un vero e proprio bi-albero montato sull’alettone.
interpretazione del concetto: flap con due cascate e dispositivo con soffiaggio
Il lavoro di Peter Prodromou, capo aerodinamico della scuderia papaya, mostra come lo stesso obiettivo possa essere raggiunto con scelte differenti. In alternativa all’arco con quattro cascate di flap adottato dalla Mercedes W17, la McLaren imposta un assetto con due cascate.
geometrie dei flap e ancoraggio sul bordo d’uscita
Nel primo tratto, l’analisi evidenzia tre aspetti chiave:
- il ramo più basso risulta il più lungo, perché raggiunge la stessa altezza del terzo elemento;
- la corrispondenza di altezza avviene tramite tre diverse curvature;
- l’architettura punta a guidare il flusso in modo coerente lungo il bordo d’uscita del flap.
soffiaggio tramite due piccole alette sovrapposte
Un ulteriore passaggio riguarda il dispositivo aerodinamico applicato dove il flap è (non) mobile. Sul bordo d’uscita viene ancorato un secondo elemento, formato da due piccole alette sovrapposte. La funzione descritta è quella di ottenere anche un soffiaggio, integrando così la struttura “bi-albero” con un effetto di gestione del flusso.
In sintesi, sull’alettone posteriore la McLaren combina la presenza dei rami sul supporto dell’attuatore con un sistema che, nel complesso, viene definito come una forma di bialbero.
soluzioni diverse per lo stesso risultato a Monaco: ricerca della maggiore funzionalità
La lettura tecnica evidenzia come il paddock abbia perseguito lo stesso scopo partendo da concetti di base differenti. Tutte le strade, però, convergono su un obiettivo comune: ottenere carico aerodinamico sfruttabile solo e soltanto nel contesto di Monaco, valorizzando il modo in cui viene impiegato il volume regolamentare legato al comando dell’attuatore.
Le differenze tra le soluzioni diventano quindi un banco di prova operativo: nelle prove libere la competitività dei vari progetti potrà emergere con chiarezza, misurando quale impostazione risulti più funzionale sul circuito del Principato.
figure tecniche citate
- Peter Prodromou
