FIGC e Malagò: come cambiare due competizioni con Maldini, Baggio o Del Piero secondo Jacobelli

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FIGC e Malagò: come cambiare due competizioni con Maldini, Baggio o Del Piero secondo Jacobelli

Un’analisi senza mezzi termini sullo stato del calcio italiano, tra prestazioni nelle coppe europee, difficoltà della Nazionale e scelte di sistema. Xavier Jacobelli mette in fila numeri, dinamiche di mercato e responsabilità organizzative, collegando il momento attuale a una possibile svolta mancata. Al centro compaiono risultati pesanti, errori di programmazione e un equilibrio da costruire sul merito tecnico invece che su logiche discutibili.

calcio italiano nelle coppe europee: bilancio negativo e rischio di assenza storica

L’intervento di Jacobelli parte da un quadro complessivo definito pesantemente negativo. In Champions, secondo quanto riportato, solo l’Atalanta riesce ad arrivare agli ottavi, per poi essere eliminata dal Bayern Monaco. Nel ragionamento del giornalista il club tedesco viene indicato come uno dei favoriti per la vittoria finale, valorizzando una combinazione di gol di Kane, talento di Olise e una struttura tattica capace di esprimere un livello tecnico considerato elevato.

Il confronto viene poi esteso all’intero contesto europeo: le sconfitte citate di Bologna e Fiorentina vengono collegate a una fase critica del calcio nazionale. Viene sottolineato un rischio concreto: per la prima volta dopo 7 anni, nessuna italiana dovrebbe raggiungere le semifinali delle tre competizioni UEFA. L’idea proposta è che questa condizione dovrebbe spingere i club a una riflessione profonda perché i risultati, secondo Jacobelli, si spiegano con errori di mercato, mancato rafforzamento degli organici e una esterofilia molto accentuata.

70,9% di stranieri e investimenti poco efficaci: il nodo del mercato

Nel passaggio centrale, Jacobelli richiama una cifra: 70.9% di presenza straniera nell’ultimo turno, indicato come quello immediatamente successivo all’eliminazione dell’Italia. Da qui nasce una conclusione netta: comprare male porta a conseguenze visibili anche in Europa. L’idea è che non sia necessario tornare a barriere considerate inaccettabili e anacronistiche, ma serva un cambio di rotta basato sul trovare grandi giocatori sia in Italia sia all’estero.

Jacobelli distingue l’uso del mercato straniero nel passato rispetto all’attuale: dagli anni 80 e 90 vengono richiamati nomi come Falcao, Zico, Maradona, Rummenigge, Gullit, Van Basten, citati per evidenziare un impatto tecnico percepito come più decisivo. Rispetto a quello scenario, viene sottolineato che gli stranieri arrivati in Italia negli anni più recenti non avrebbero contribuito a innalzare in modo significativo il tasso tecnico del campionato, e i risultati in Europa renderebbero evidente questa differenza.

futuro della FIGC e guida della Nazionale: la questione è di sistema

La seconda parte dell’intervento riguarda la debacle della Nazionale e il tema dei ruoli, con riferimento a Gravina e Gattuso. Jacobelli avvia la risposta con una premessa legata alle tempistiche: viene indicato che la Federazione ha fissato al 22 giugno una scadenza, presentata come tardiva ma necessaria. Il giornalista afferma che, in circostanze simili, la gestione avrebbe già mostrato ritardi ripetuti, collegandoli a precedenti casi citati nel discorso.

elezioni federali il 22 giugno e nomina del CT: rischio di continuità

Secondo Jacobelli, chiunque venga eletto presidente o nominato CT si troverà davanti a una situazione analoga, se non peggiore, finché non cambierà il sistema. Il punto non viene presentato come una questione “primaria” di persone, perché il nuovo presidente sceglierebbe il CT, ma la causa reale risiede nell’impianto complessivo del calcio italiano.

Il ragionamento viene supportato da esempi: viene richiamato il dato sulla percentuale di stranieri nel campionato, con un caso specifico in cui sarebbe risultato un solo italiano in campo (Zaniolo, con Bertola entrato all’86’), usato per rappresentare il limite di un equilibrio poco favorevole alla valorizzazione domestica. Jacobelli collega queste dinamiche all’incapacità di preparare adeguatamente la Nazionale, sostenendo che non esisterebbe che una sfida importante come Italia-Irlanda del Nord sia preceduta da un allenamento ritenuto non sufficiente a Coverciano.

programmazione insufficiente: calendario, rinvii negati e mancanza di preparazione

Nel merito, Jacobelli ricostruisce la preparazione descrivendola come priva di un percorso coerente. Viene affermato che il calendario delle qualificazioni sarebbe stato noto da due anni, mentre si sarebbe agito in ritardo. Il discorso cita anche la presenza di rischio playoff a marzo e aggiunge richieste specifiche: Gattuso avrebbe chiesto il rinvio della 30esima giornata di campionato e uno stage di 48 ore a Coverciano, ma tali richieste non sarebbero state accolte.

Come confronto, viene citato Montella: nel suo caso sarebbe stato concesso l’anticipo della 27esima giornata del massimo campionato turco, offrendo 8 giorni per preparare le due gare decisive di qualificazione. L’argomentazione mira a evidenziare che, quando la programmazione viene gestita con più efficacia, la preparazione della Nazionale può risultare più solida.

riforme richieste: Coppa Italia, Supercoppa e modello “FA Cup”

Jacobelli indica una condizione fondamentale per chi dovrà guidare la Federazione: club e Lega dovrebbero uscire da logiche egoistiche e cambiare priorità. Nel discorso vengono citati alcuni elementi concreti: viene contestata l’idea di portare la Supercoppa di Lega in Arabia Saudita (con l’aggiunta che sarebbero emersi anche progetti in Australia e Stati Uniti). Viene anche invocata una riforma della Coppa Italia, considerata inefficace così com’è.

Come modello alternativo, Jacobelli propone la FA Cup, definita il torneo inglese più antico e indicato come fonte di grande interesse, perché consente il confronto tra squadre di categorie inferiori rispetto alla Premier. L’obiettivo sarebbe trasformare la Coppa Italia in un appuntamento con più senso sportivo, evitando che diventi un “tappabuchi” di calendario. Anche la collocazione della Supercoppa prima di Natale viene considerata incoerente: secondo Jacobelli la soluzione sarebbe giocarla prima dell’inizio della stagione come gara inaugurale, mettendo di fronte la vincitrice dello scudetto e quella della Coppa Italia della stagione precedente.

Il ragionamento si chiude su un punto pratico: se i club continueranno a organizzare tournée in agosto e a programmare trasferte già in vista di Australia, la Nazionale arriverebbe alle gare della Nations League in ritardo di condizione. Viene ribadito che questi problemi sarebbero segnalati da anni, ma non ci sarebbe una reale inversione di rotta. Nel quadro conclusivo, Jacobelli afferma che se non cambierà la sostanza, la partecipazione al Mondiale risulterebbe rimandata nel tempo.

corsa scudetto: Inter avanti di 7 punti e Napoli in ripresa

Il confronto finale si sposta sul campionato e sullo scudetto. Jacobelli riprende un’espressione utilizzata nel dialogo, chiarendo che il termine “virtualmente” è corretto perché la situazione non è ancora matematicamente chiusa. Nel quadro riportato, restano 7 partite e 21 punti a disposizione, quindi il campionato, pur con un vantaggio importante, mantiene margini di cambiamento.

Secondo Jacobelli, l’Inter sarebbe più che mai padrona del proprio destino grazie a un margine di 7 punti su un Napoli considerato irriduicibile. Il Napoli viene celebrato per la capacità di tenere il passo: a sette giornate dalla fine, avrebbe gli stessi punti dello scorso campionato pur affrontando un’emergenza infortuni che ha colpito Conte nei momenti decisivi.

Napoli e emergenza: assenze e poi la sequenza di vittorie

Nel racconto, vengono citati diversi giocatori assenti in fasi diverse: il Napoli avrebbe giocato senza De Bruyne, Anguissa, Lobotka. Viene aggiunto anche un riferimento all’assenza di Hojlund, fermato da un virus intestinale, e il giornalista lo indica come l’acquisto più felice. Al quadro si aggiungono altre mancanze: senza Di Lorenzo, Rrhamani e Neres.

Con il rientro dei giocatori più rappresentativi, Jacobelli descrive una ripresa che porta a cinque vittorie consecutive. Questo passaggio viene presentato come prova di una marcia ritrovata e come elemento che rende ancora aperto il confronto per lo scudetto, pur restando intatta l’idea che l’Inter abbia vantaggio e controllo sul proprio percorso.

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