Frey si racconta: no alla Juve, sì allInter e addio alla Fiorentina tra malattia autoimmune e dolore

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Frey si racconta: no alla Juve, sì allInter e addio alla Fiorentina tra malattia autoimmune e dolore

Sébastien Frey, classe 1980, ex portiere di Inter, Fiorentina e Parma, ha ripercorso alcuni momenti decisivi della propria carriera e della propria vita in una lunga intervista al Corriere della Sera. Tra scelte sportive, incontri memorabili e una malattia autoimmune che ha cambiato radicalmente il suo equilibrio, emergono passaggi capaci di raccontare il peso delle decisioni e la fragilità che può arrivare all’improvviso.

no alla juve, sì all’inter: scelte che nacquero dal timore

Il percorso verso i grandi club si è intrecciato con un sentimento molto concreto: la paura di non essere pronto. Frey ha spiegato di non sentirsi pronto quando si prospettava la firma con la Juventus, sottolineando che a soli 16 anni aveva timore di “bruciarsi”. In quel periodo racconta di essere già stato a Torino per visitare il centro sportivo, con immagini che sarebbero rimaste impresse: il passaggio davanti a Del Piero e Zidane, fino al punto che alla firma era prevista una sorpresa, una Fiat Barchetta cabrio.

La scelta alternativa, quella per l’Inter, viene descritta come un approdo diverso: una squadra di campioni. Frey ha raccontato di essersi ritrovato nello spogliatoio con figure leggendarie, ricordando l’impatto di condividere quell’ambiente con Ronaldo e Baggio.

ronaldo il fenomeno: dettagli umani e segni di grandezza

Nel racconto di Frey, Ronaldo emerge come il più forte, ma anche come una persona capace di trasformare gesti quotidiani in episodi memorabili. Il portiere ha evidenziato un aspetto particolare: un macchinario per la pelle acquistato da Ronaldo. Invece di tenerlo a casa, lo avrebbe portato ad Appiano perché potesse essere utilizzato da chi ne avesse bisogno. Accanto a questo, un altro episodio legato ai regali di Natale viene ricordato come raro all’epoca: l’ultimo orologio della Nike donato a tutti.

fiorentina e infortunio: l’amore che rischiò di interrompersi

L’esperienza alla Fiorentina viene definita come “l’amore della vita”. Frey però ha raccontato che, dopo pochi mesi, avrebbe rischiato di dire addio al calcio. Era gennaio: non avrebbe dovuto neppure giocare, ma la situazione in campo si era complicata per un conflitto tra il secondo portiere e il preparatore. Durante uno scontro con Zalayeta, il portiere racconta di essersi scontrato in modo violento, con una conseguenza che descrive con chiarezza: una situazione che sembrava far esplodere il ginocchio.

Il pensiero, nel momento dell’infortunio, si è legato al Mondiale che si sarebbe giocato in estate. La posta in gioco, però, era molto più ampia: la continuità dell’intera carriera. I chirurghi, secondo il racconto, prospettavano scenari duri, affermando che non sarebbe più tornato in campo. Frey ha parlato di recupero intenso, citando allenamenti quotidiani in modo estremamente gravoso: quattro volte al giorno. Il primo mese viene descritto come il più difficile, con un dolore “asfissiante”. Le tempistiche indicate per il rientro oscillavano tra sedici e diciotto mesi, mentre al rientro sarebbe bastato un periodo molto più breve: sei mesi.

fiorentina: rifiuti importanti e un dirigente che lo spinse via

Frey ha raccontato quanto fosse forte l’attaccamento verso Firenze. Per restare, avrebbe rifiutato proposte provenienti da Milan,

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