Frosinone in A, Stirpe sulla linea sostenibilità economica principio ineludibile
La promozione del Frosinone in Serie A porta entusiasmo, ma nello stesso tempo riaccende la richiesta di riforme urgenti per mettere ordine nel “sistema calcio”. Maurizio Stirpe, da 25 anni al vertice del club, celebra un traguardo importante e concentra l’attenzione su sostenibilità, regole economiche e responsabilità degli attori coinvolti, indicando nel salary cap e nei controlli sui procuratori due passaggi decisivi per il futuro.
frosinone in serie a: la promozione celebra un percorso e apre alla prossima stagione
Maurizio Stirpe si dichiara felicissimo per il ritorno del Frosinone nel massimo campionato e guarda già alla stagione successiva. Le sue parole ruotano attorno al valore della promozione appena conquistata e al modo in cui il club ha costruito il risultato, evidenziando anche una visione più ampia sullo stato di crisi che caratterizza il calcio.
quarta promozione in serie a: significato e modalità della conquista
Il dirigente ricorda come le promozioni ottenute abbiano la stessa importanza per il risultato finale raggiunto, sottolineando però che l’ultima risulta particolarmente significativa per le modalità con cui è stata ottenuta.
volontà e mentalità: l’ingrediente decisivo che ha guidato il progetto
Secondo Stirpe l’elemento determinante è stato la volontà, insieme al crederci sin dall’inizio. Nel percorso ricopre un ruolo centrale anche il direttore sportivo Renzo Castagnini, considerato decisivo soprattutto nei momenti in cui puntare a un obiettivo di tale portata poteva apparire quasi improbabile.
cosa fare in serie a: crescita senza stravolgere la strategia e priorità alla salvezza
Alla latitudine di club come il Frosinone, Stirpe afferma che il calcio si può fare solo nel modo con cui è stato impostato l’anno appena concluso, puntando a abbassare ulteriormente i costi. L’approdo in Serie A è definito come “un altro mondo”: per competere e puntare alla permanenza in categoria servirà un rafforzamento adeguato, senza stravolgere l’impostazione che ha funzionato in precedenza.
calcio sostenibile e risorse: il collo dell’imbuto si è ristretto
Il passaggio al calcio sostenibile viene descritto attraverso il concetto del “collo dell’imbuto” diventato sempre più stretto. Stirpe evidenzia che i problemi non sono emersi in modo uniforme, ma anche in maniera drammatica, collegandoli alla necessità di risorse ormai non più disponibili. Da qui nasce l’esigenza di consolidare le strutture economico-finanziarie dei club, includendo la riduzione dei costi di gestione come leva per rendere le imprese più solide.
investimenti sui giovani: senza sostenibilità non ci sono programmi strutturati
La crescita, secondo Stirpe, richiede equilibrio economico-finanziario: senza sostenibilità non può esserci crescita né investimenti nei settori giovanili. L’argomentazione collega l’impossibilità di programmare a lungo termine all’assenza di condizioni economiche adeguate e indica come ineludibile l’abolizione della legge citata che ha portato alla liberalizzazione dei vincoli. Il dirigente mette inoltre in evidenza il rischio che, in assenza di misure efficaci, si renda necessario affidarsi unicamente a intermediari che non sempre tutelano in modo coerente gli interessi di società e ragazzi.
salary cap e controlli: strumenti efficaci solo se applicati davvero da tutti
Il salary cap viene presentato come uno strumento utile se risulta applicato dal 100% dei club. La criticità nasce nel caso in cui chi non lo rispetta possa aggiungere risorse: in questa condizione il meccanismo non produrrebbe l’effetto atteso, generando un’emulazione che ne renderebbe inefficace l’applicazione.
i soldi nel sistema: anche chi non può rischia di spendere oltre le proprie possibilità
Stirpe collega il problema alle dinamiche di spesa: anche i club che non dispongono delle risorse necessarie arrivano comunque a spendere soldi che non hanno. La soluzione dovrebbe riguardare tutti e operare senza eccezioni, perché il sistema, se troppo corporativo, finisce per perdere di vista gli interessi complessivi del movimento.
grandi e piccole: responsabilità maggiore di chi dispone di più risorse
Per tenere insieme esigenze diverse tra club di dimensioni differenti, Stirpe individua un principio chiaro: chi ha maggiori disponibilità dovrebbe essere più generoso. In caso contrario, afferma che l’intero sistema non riesce a trovare un equilibrio stabile.
necessità di arretrare di una parte: politiche recenti hanno ridotto le risorse
Il dirigente sostiene che finora non si è riusciti a invertire la tendenza. Secondo quanto espresso, le politiche attuate negli ultimi vent’anni avrebbero portato a una riduzione sistematica delle risorse a favore delle Leghe. È arrivato il momento, nel suo ragionamento, in cui ciascuno debba fare un passo indietro, iniziando da chi dispone di più, per consentire al movimento di realizzare riforme considerate indispensabili e non più rinviabili.
riforma delle leghe e distinzione tra professionismo e semiprofessionismo
Le riforme più urgenti riguardano una riforma importante delle Leghe e una definizione più chiara tra mondo professionistico e semiprofessionistico. Per rendere praticabile la ripartenza, vengono richiesti strumenti legislativi adeguati.
priorità condivise per il calcio: salary cap, sostenibilità e controlli sugli intermediari
Il quadro complessivo presentato collega la promozione del Frosinone all’esigenza di intervenire sul sistema calcio: salary cap applicato senza eccezioni, consolidamento delle strutture economico-finanziarie, riduzione dei costi di gestione e regole che limitino l’eventuale ruolo distorsivo degli intermediari. L’obiettivo dichiarato resta la possibilità di sostenere la competizione con strumenti coerenti per club grandi e piccole, rendendo più praticabile la crescita e l’investimento nei giovani.
figure citate
Renzo Castagnini
