Il problema nello sport quando a guidare sono le persone sbagliate: la risposta di andrea bargnani a gravina

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Il problema nello sport quando a guidare sono le persone sbagliate: la risposta di andrea bargnani a gravina

Le parole di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, dopo l’eliminazione della Nazionale di calcio hanno acceso un confronto acceso nello sport italiano. A distanza, Andrea Bargnani ha replicato attraverso un intervento pubblicato su LinkedIn, concentrandosi sul significato attribuito al “professionismo” e sul modo in cui esso viene misurato e raccontato.

andrea bargnani risponde a gravina dopo l’eliminazione della nazionale

Bargnani dichiara di essere rimasto colpito dalle affermazioni del massimo rappresentante del calcio italiano. Nel testo non entra nel merito del risultato sul campo: lo sport viene descritto come imprevedibile, dove episodi e contingenze possono determinare l’esito di una partita. L’ex atleta richiama anche la propria esperienza, affermando di aver già vissuto delusioni in ambito azionale, citando i gironi di qualificazione della nazionale di basket e la sensazione di trovarsi dentro a una fase definita come un “tritacarne”.

lo scambio sul concetto di professionismo nello sport

La replica prende le mosse da una frase attribuita a Gravina: il calcio come sport professionistico mentre gli altri sarebbero “dilettantistici”. Bargnani sostiene che, sul piano pratico, la presenza di un’etichetta o di una categoria non basta a chiarire quanto un’attitudine professionale sia davvero presente. Il punto centrale diventa quindi la domanda su quando, come e dove si manifesta concretamente il professionismo.

professionismo e stipendio: la prospettiva di bargnani

Nel ragionamento dell’atleta compare un riferimento al percorso professionale in NBA, indicata come una delle cornici sportive più professionistiche al mondo. Secondo Bargnani, durante la propria esperienza non si è sentito “più” atleta o “più” professionista solo per ragioni economiche rispetto ad altri contesti. Il professionismo viene infatti ricondotto a caratteristiche come dedizione e sacrificio, sottolineando l’assenza di un secondo lavoro e la continuità dell’allenamento nel tempo.

l’esempio delle fiamme oro e il confronto con altri sport

Un passaggio decisivo riguarda le Fiamme Oro e l’allenamento quotidiano descritto come strutturato su otto ore al giorno. La tesi proposta è che il livello di impegno non dipende esclusivamente dalla busta paga: guadagnare 10 milioni di dollari annui in NBA o ottenere 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambierebbe, nell’interpretazione di Bargnani, la sostanza del professionismo.

Viene inoltre richiamato un confronto con altri sport citati in modo esplicito: secondo l’esperienza riportata, chi pratica atletica leggera o sci tende ad allenarsi spesso con un numero di ore superiore rispetto a quello che si associa comunemente a una star NBA.

serie a e definizione di “professionismo”: i dati economici richiamati

La discussione inserisce anche un riferimento economico legato al calcio di vertice. Bargnani sostiene che la Serie A, indicata come massima espressione del “professionismo” ostentato, avrebbe chiuso l’esercizio 2025 con un buco superiore a mezzo miliardo di euro, quantificato in -531.241.500 euro. L’obiettivo della citazione è far emergere un interrogativo sulla coerenza tra il concetto di professionismo e la situazione finanziaria.

Nel testo si afferma che la valutazione non può restare sul piano narrativo, ma deve confrontarsi con indicatori concreti.

distinzioni tra professionismo e dilettantismo e ricadute nel linguaggio

Bargnani riconosce che esistono distinzioni nette a livello normativo e legislativo tra professionismo e dilettantismo. Il ragionamento prosegue collegando tali categorie anche a strategie e politiche, presentandole come elementi che influenzano il modo in cui le definizioni vengono applicate e percepite.

pallavolo come esempio rispetto alla logica “professionistica”

Viene introdotto un riferimento alla nazionale di pallavolo, definita “campione del mondo in carica” sia maschile che femminile. Bargnani sostiene che, applicando la logica usata per distinguere tra sport professionistici e dilettantistici, quella squadra non sarebbe considerata “professionistica”. Per questo viene giudicata come eccessivamente rischiosa l’etichetta del dilettantismo, descritta come una scelta che richiederebbe un “coraggio” che non sarebbe necessario assumere.

il punto finale: responsabilità di chi guida i sistemi sportivi

La conclusione del messaggio sposta l’attenzione: per Bargnani il nodo non è il risultato della singola serata. La questione viene indicata come più ampia e riguarda chi guida i vari sport e quale sia lo spessore o il know-how con cui vengono gestite le scelte nel tempo.

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