Intervista a Mauro Fabris: ridurre l A1 a 12 squadre e sostenere il Sud limitando le promozioni
Mentre il movimento della pallavolo femminile continua a guadagnare spazio, organizzazione e consensi, un passaggio decisivo riguarda la capacità di trasformare strutture, regole e prospettive. Mauro Fabris, presidente uscente della Lega Pallavolo Serie A Femminile, ripercorre oltre vent’anni di mandato raccontando come la disciplina abbia cambiato ruolo nel sistema sportivo, come siano evoluti i rapporti con i broadcaster e quali nodi restino aperti sul piano della gestione sportiva, degli impianti e dell’ecosistema complessivo.
mauro fabris: 20 anni di presidenza e visione del cambio alla guida
Fabris descrive la volontà di chiudere l’esperienza alla guida della Lega femminile, sostenendo che quanto era necessario “dare” sia stato compiuto e che serva un ulteriore salto per consolidare l’evoluzione raggiunta. Il ricambio, secondo la sua prospettiva, avverrà partendo da condizioni migliori rispetto al punto di partenza iniziale, poiché il contesto è cambiato in modo significativo.
La conclusione del mandato non viene presentata come un vero allontanamento dall’ambiente: Fabris chiarisce che continuerà a operare attraverso Spike, la società costituita insieme al gruppo di lavoro che ha accompagnato questa fase di crescita.
spike e newco: una svolta condivisa dai club
La costituzione della newco viene indicata come un cambiamento rilevante, sostenuto in larga maggioranza dai club. Fabris afferma che la scelta ha ottenuto una condivisione quasi totale: 36 club su 37. La motivazione centrale, nella lettura offerta, è legata alla necessità che chi investe possa ottenere ritorni concreti e misurabili, soprattutto nel medio periodo.
Un passaggio collegato alla newco riguarda la gestione dei diritti internazionali svolta internamente. Fabris sostiene che già dal primo anno la decisione abbia prodotto risultati, sottolineando anche un aspetto economico: la Lega, nella sua descrizione, non percepisce risorse dal pubblico né dalla Federazione, arrivando invece a versare più di un milione e mezzo di euro all’anno alla Federazione.
trasformazione della pallavolo femminile: dalla marginalità all’eccellenza
Nel quadro storico delineato da Fabris, il 2006 viene descritto come un periodo in cui la pallavolo femminile si trovava in posizione subordinata nel movimento pallavolistico. Il paragone impiegato è quello della “Cenerentola”: poca visibilità, spazio e potere all’interno del sistema sportivo, con scarsa attenzione anche rispetto al mondo pallavolistico maschile, che in quel contesto risultava maggiormente valorizzato.
Vent’anni dopo, la narrazione cambia radicalmente: la pallavolo femminile viene presentata come uno dei campionati più seguiti e apprezzati, con un interesse crescente da parte di imprese e aziende che considerano la disciplina uno strumento di promozione. Nella cornice descritta, l’ambiente viene definito come pulito e sano, privo di fenomeni indicati come presenti in altre discipline, e con una crescita del seguito sui social che porta la pallavolo femminile a posizionarsi in alto: seconda lega dopo il calcio, prima del basket, prima della maschile e prima di altre discipline per numerosità di interazioni.
come ci si è riusciti: investitori, governance e identità del “campo rosa”
Il raggiungimento di risultati viene attribuito soprattutto all’attrazione di investitori interessati a sostenere il movimento. Fabris racconta che all’arrivo alla presidenza esistevano mecenati e imprenditori legati a iniziative locali, spesso orientati alla squadra di riferimento, ma mancavano sponsor strutturati. La Lega era descritta come molto litigiosa tra i club, senza una governance definita, con un conseguente problema di credibilità e autorevolezza.
Per anni, secondo Fabris, la Rai rappresentava l’unico canale in grado di trasmettere alcune partite, con priorità assegnate ai maschi. Col tempo, invece, l’evoluzione avrebbe coinvolto identità, regole e programmazione: l’introduzione del campo rosa viene collegata a un riconoscibile elemento identitario.
Un altro punto chiave riguarda regole definite in modo rigoroso: per far parte del movimento, nella descrizione di Fabris, serviva avere i bilanci in ordine. In parallelo, cambia anche l’organizzazione degli orari: la pallavolo femminile, che in passato giocava alle 18:00 per attendere la fine delle partite di calcio, smette di dipendere da questa sequenza. La sostituzione di quello schema viene sintetizzata come superamento della sudditanza, con un nuovo percorso fondato su trasparenza e solidità percepita.
sky e il salto organizzativo: interviste, backdrop e crescita dei club
Come tappa distintiva viene citato il primo contratto con Sky. Fabris sostiene che quel passaggio non abbia prodotto solo maggiore visibilità, ma abbia anche spinto i club a strutturarsi meglio. In particolare, l’esigenza di gestire contenuti pre e post gara avrebbe implicato cambiamenti operativi: allenatori e giocatrici avrebbero dovuto rilasciare interviste, con il conseguente adattamento di staff e abbigliamento, oltre all’introduzione della gestione di elementi come il backdrop, fornito dalla Lega.
rai e diritti tv: il peso del tema genere nelle programmazioni
Fabris individua anche un’evoluzione nelle modalità con cui la Rai trasmette le partite. Nella sua ricostruzione, il cambiamento sarebbe avvenuto in tempi relativamente recenti. Fino a due anni prima del momento descritto, la Rai trasmetteva due partite di Superlega e una di Serie A1, con una gestione ritenuta non equilibrata.
La battaglia citata viene collegata al criterio di genere: Fabris riporta la domanda centrale sulla possibilità che un ente pubblico trasmetta due partite maschili e una femminile. Nella fase finale, gli spazi indicati sarebbero stati redistribuiti: dei tre slot concessi alla pallavolo, uno sarebbe assegnato in modo certo e un altro in rotazione, arrivando così a un riequilibrio.
Accanto alla programmazione, Fabris richiama altre situazioni che avrebbero contribuito a rendere evidente una disparità. Tra gli esempi citati, un arbitro avrebbe guadagnato di più in caso di direzione di partite maschili rispetto a quando arbitrava quelle femminili. Questo tipo di differenze, nella narrazione proposta, avrebbe rafforzato la percezione di essere trattati come la “Cenerentola” anche fuori casa, rendendo necessaria una battaglia per l’affermazione di un ruolo non riconosciuto in modo adeguato.
ecosistema nazionale e club: il Club Italia come acceleratore
Fabris collega la fase di crescita a un cambiamento che avrebbe generato un ecosistema capace di far tornare in Italia molte giocatrici della nazionale. Viene indicato che fino alle Olimpiadi di Londra, metà delle atlete della nazionale giocava all’estero. La crescita del sistema interno viene associata anche all’inserimento del Club Italia all’interno della Serie A.
la trattativa per l’ammissione del club italia in serie a
Il racconto della trattativa riguarda una partita e una negoziazione collegata alle esigenze della Federazione e della Lega. Fabris afferma di aver giocato quella sfida “a favore del Club Italia” contro pareri di club ritenuti autorevoli. La trattativa viene descritta come uno scambio: alla Federazione, che nella sua interpretazione non concede nulla gratuitamente, sarebbe stato chiesto in cambio di poter avere le campionesse straniere in Italia.
La parte interlocutoria riguarda la volontà della Federazione di ridurre il numero delle tre straniere in campo. Fabris sostiene che la Lega abbia spiegato come la presenza di campionesse straniere in Italia serva a favorire la crescita delle giocatrici nazionali: l’allenamento e il confronto con scuole differenti e con “stelle” di alto livello aiuterebbero ad aumentare il livello complessivo.
Secondo la ricostruzione, il tempo avrebbe confermato la scelta: la nazionale avrebbe ottenuto risultati importanti, compresi Mondiale e Olimpiadi, e anche i club avrebbero replicato in competizioni europee. L’argomentazione proposta collega la preparazione in campionato alla capacità di affrontare avversarie di alto livello anche in Champions e nelle competizioni internazionali.
club italia: scelta pro-sempre, con limiti da presidiare
Fabris ribadisce la posizione favorevole verso il Club Italia, precisando che la scelta sarebbe stata sostenuta e continuerebbe a esserlo anche per la A2. Nel contempo, viene sottolineata la necessità di una gestione più attenta: l’impegno agonistico nel confronto con il club che seleziona le promesse future viene riconosciuto come particolarmente impegnativo, mentre per alcuni aspetti lo stesso Club Italia garantirebbe meno in termini di visibilità e benefici immediati, secondo una valutazione definita come oggettiva.
pubblico e spettacolo: la crescita legata al piacere della pallavolo femminile
Il successo della pallavolo femminile, oltre all’apporto dei club e delle campionesse, viene collegato anche all’esperienza del pubblico. Fabris descrive un pubblico che ama la pallavolo, con particolare interesse per la pallavolo femminile, formato da fans e tifosi, ma anche da persone che desiderano partecipare a un evento indipendentemente dall’appartenenza territoriale. A sostegno della tendenza, viene citato un esempio legato alla data 22-05-2026, indicata come riferimento significativo all’interno della narrazione.
argomenti aperti: media, sostenibilità e prospettive operative
La discussione si inserisce in una serie di temi collegati alla gestione complessiva del movimento. Nel perimetro richiamato da Fabris compaiono la gestione dei calendari internazionali, giudicata troppo densa e potenzialmente penalizzante per i club; il nodo della carenza di impianti adeguati, con un’attenzione specifica alle aree del Sud Italia; l’ambito legato agli arbitri e al funzionamento del sistema; il ruolo dei media nella valorizzazione del prodotto sportivo; fino alle questioni di sostenibilità e alla definizione del percorso del successore.
personaggi citati:
- mauro fabris
- gabi
- vargas
