Lo sport nei momenti di fragilità: parole di Marzari, Steca, Russo e Rech a Monza

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Lo sport nei momenti di fragilità: parole di Marzari, Steca, Russo e Rech a Monza

Quando emergono fragilità, lo sport può diventare un luogo di preparazione, relazione e crescita. A Monza, all’Opiquad Arena, un panel dedicato a “sport visto e giocato in momenti di fragilità” ha messo al centro il ruolo educativo della pratica sportiva, con particolare attenzione a giovani, inclusione e sport paralimpico.

sport e fragilità: la cornice del panel True Love Impact

Il confronto è stato aperto dalla presidente di Vero Volley, Alessandra Marzari, che ha introdotto l’evento con un passaggio chiave: essere pronti per i momenti di fragilità. La presidente ha anche richiamato l’urgenza di lavorare su più temi contemporaneamente, collegando l’attività sportiva a due priorità concrete: in età giovanile e inclusione.

Marzari ha evidenziato la presenza di atleti tra 3 e 19 anni e ha sottolineato la necessità di intervenire con un approccio basato sui fatti: su inclusione, secondo la sua indicazione, poche parole e molti fatti.

sport come percorso educativo per adolescenti

Il panel ha proseguito con l’intervento di Patrizia Steca, professoressa di Psicologia Generale all’Università Milano Bicocca, che ha guidato una riflessione sul valore della pratica sportiva nello sviluppo degli adolescenti.

sport, sviluppo sociale ed emotivo: dal movimento alla dimensione educativa

Nel suo contributo è stata messa in evidenza una visione in cui lo sport non coincide soltanto con attività fisica, ma diventa un contesto educativo. Tale contesto può incidere sul piano sociale, emotivo e cognitivo dei ragazzi.

autostima, relazioni e competenze cognitive

La professoressa Steca ha collegato lo sport alla costruzione di autostima e alla qualità della relazione. Sono state inoltre richiamate competenze specifiche come la capacità di gestire le emozioni, mantenere attenzione e sviluppare flessibilità cognitiva.

differenze tra discipline: allenamento del cervello e gestione delle distrazioni

È stato presentato anche un quadro basato su una ricerca condotta su adolescenti impegnati in diverse discipline sportive, tra cui gli atleti di Vero Volley. I risultati sono stati confrontati con coetanei non sportivi, evidenziando differenze significative in relazione sia al tipo di sport praticato sia all’esperienza nel tempo.

Steca ha richiamato un principio secondo cui ogni disciplina allena il cervello in modo diverso: la pallavolo e gli sport individuali mostrano una maggiore capacità di modificare rapidamente regole cognitive. Al tempo stesso, gli sport artistici e quelli di contatto di squadra risultano più efficaci nel filtrare e gestire le distrazioni ambientali. L’ambiente dello sport di squadra, inoltre, è stato indicato come il più efficace nel promuovere una percezione solida del proprio valore.

sport e disabilità: diseguaglianze, sport paralimpico e nuova narrazione

Successivamente è intervenuta Giovanna Russo, professoressa di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi dell’Università di Bologna. La sua analisi ha preso avvio dal dato sulla disabilità in Italia e ha messo in luce le diseguaglianze ancora presenti nell’accesso alla pratica sportiva.

sport paralimpico come spazio di riconoscimento e partecipazione

Nel corso dell’intervento è stato dedicato spazio al ruolo crescente dello sport paralimpico. Attraverso esempi relativi alla crescente visibilità dei Giochi paralimpici e al loro impatto mediatico, è emerso come lo sport possa contribuire a trasformare la percezione della disabilità: da condizione marginalizzata a spazio di riconoscimento, valore e partecipazione.

come viene raccontata la disabilità: sguardo critico e obiettivo comunicativo

Russo ha offerto anche uno sguardo critico sulle modalità con cui la disabilità viene raccontata oggi. È stata delineata la necessità di un nuovo modo di raccontare lo sport paralimpico, capace di parlare a tutte le persone con un’idea di possibilità: superare paure, difficoltà e insicurezze. L’obiettivo indicato punta a una narrazione in cui lo sport contribuisca a costruire un nuovo racconto, fino al punto in cui non sia più necessario sottolineare la dimensione inclusiva.

sport paralimpico, psicologia e percorsi sportivi inclusivi

A conclusione dei lavori è intervenuto Mauro Rech, dottore e responsabile dell’Area Psicologica del Consorzio Vero Volley. Il suo contributo ha accompagnato il pubblico lungo un percorso che parte dalla nascita dello sport paralimpico e arriva all’evoluzione del concetto di disabilità.

disabilità come interazione tra persone e ambiente

Secondo quanto riportato, la disabilità viene oggi considerata non più come un limite individuale, ma come il risultato dell’interazione tra persone e ambiente. In questa cornice, Rech ha spiegato come lo sport costituisca uno strumento essenziale per una crescita che coinvolge il piano fisico, psicologico e sociale.

allenatore e percorso sportivo-inclusivo

È stata posta particolare attenzione al ruolo dell’allenatore e alla costruzione di un percorso sportivo-inclusivo. Il messaggio centrale ha riguardato il modo con cui la persona con disabilità viene trattata nel contesto sportivo.

Rech ha evidenziato che, una volta conosciuta la patologia e compresi i limiti, risulta necessario trattare la persona con disabilità esattamente come gli altri, evitando atteggiamenti pietistici che possono essere sminuenti e controproducenti.

partecipanti e relatori del panel

  • Alessandra Marzari
  • Patrizia Steca
  • Giovanna Russo
  • Mauro Rech
Lo sport nei momenti di fragilità: parole di Marzari, Steca, Russo e Rech a Monza

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