Marchisio a sorpresa: niente del piero oggi in società? io nella juve sì, perché no
Claudio Marchisio torna protagonista con un’intervista ricca di passaggi significativi sul calcio di ieri e di oggi, intrecciando ricordi personali, dinamiche di spogliatoio e riferimenti a figure chiave della Juventus. Nel salotto di Giorgia Rossi su Dazn, il Principino affronta soprannome, rapporti interni alla squadra e dettagli che raccontano il suo modo di vivere la professione, fino a un commento diretto su Del Piero.
claudio marchisio e il soprannome «principino»
Il racconto parte dal soprannome, con Marchisio che descrive l’origine e il significato: «Ho sorriso, mi è andata bene, ci sono soprannomi peggiori.» L’etichetta nasce quando Federico Balzaretti gliela attribuisce negli spogliatoi, nel periodo in cui il giovane Marchisio era aggregato alla prima squadra dalla primavera.
La motivazione ruota intorno a un tratto distintivo del suo carattere: eleganza e cura del modo di presentarsi sono presenti fin dalle abitudini di quotidianità. Arrivava al campo in camicia o con un abbigliamento elegante e, già alle elementari, andava a scuola vestito in modo formale. L’immagine però viene chiarita nel rapporto tra personalità fuori dal campo e comportamento dentro.
Marchisio precisa che quel soprannome non descrive solo l’aspetto: «sono elegante e gentile anche in campo», ma rivendica anche un lato più fisico. Quando rincorreva l’avversario si sporcava ben volentieri, mentre nei gesti tecnici si percepiva un’impostazione pulita. Il tutto si collega a un tratto di fondo: vanità e attenzione ai dettagli erano presenti fin da bambino.
pirlo: battute taglienti e pressione gestita
Nel confronto con Pirlo, Marchisio sottolinea la naturalezza del comportamento del tecnico in campo: «in campo sembrava non sentire mai la pressione». L’elemento centrale, secondo il Principino, è il rapporto tra lucidità e umorismo. Pirlo, pur avendo la percezione di tutto, manteneva sempre lo spazio per la battuta.
Marchisio descrive un Pirlo capace di sentire tutto e di lanciare battute taglienti, ma presentate con un intento che le rende divertenti.
bandiera: riconoscimento quotidiano oltre gli anni di società
Il tema «Bandiera» viene affrontato da Marchisio come una questione di definizione reale, non soltanto temporale. La spiegazione parte dalla propria storia personale: nato a Torino, ha percorso tutto il settore giovanile e racconta anche l’esperienza da raccattapalle.
Nel ricordo emerge un’identificazione forte con la Juventus: Marchisio si percepiva tifoso. Il passaggio verso l’idea di responsabilità si lega anche a un dialogo con Alex Sandro, che gli chiede se avesse voglia di cambiare aria. Per Marchisio era naturale, perché vedeva la possibilità di meritarsi quel sogno. L’approccio è descritto come un percorso fondato su energia e forza per arrivare a un traguardo a lungo desiderato.
Chiamare qualcuno bandiera, per Marchisio, non significa restare per tantissimi anni nella stessa società: è ciò che si offre nel quotidiano. L’esempio utilizzato è Tevez: pur restando poco, è stato bandiera nel ruolo di compagno e, soprattutto, nel modo di comportarsi. Marchisio sostiene anche un concetto ampio: bandiera lo può diventare chiunque in base all’impatto reale.
dybala al ritorno dalla finale di champions: il benvenuto dopo il ko
Un episodio specifico riguarda Dybala. Marchisio racconta il ritorno dopo la finale di Champions a Berlino, con il gruppo che viaggiava insieme al calciatore, indicato come prossimo acquisto. Secondo il Principino, Dybala osservava la situazione con un certo timore: si guardava intorno un po’ spaventato.
Marchisio descrive come si avvicinò a lui per dargli il benvenuto. Il messaggio è legato alla sconfitta e alla prospettiva immediata: era vero che avevano perso, ma avrebbero riprovato l’anno dopo.
conte e la panchina di del piero: sogni, tattica e un episodio a miami
Il rapporto con Conte emerge da un passaggio legato all’anno del primo Scudetto e alla standing ovation che coinvolse Del Piero. Marchisio racconta che, in quel contesto, il suo desiderio era diventare come Alex. Si trovava in panchina durante quella partita e chiese a Conte se fosse possibile subentrare a Del Piero.
Il tentativo non si concretizzò: Marchisio precisa che poi per questioni tattiche non andò in porto. Il racconto prosegue con un altro episodio, durante una tournèe a Miami, in cui Conte concesse una serata libera.
La situazione però prevedeva un vincolo orario di rientro. Al momento della sveglia, Marchisio e Vidal arrivano in ritardo. Il timore nasce perché Marchisio pensa che il mister se la sarebbe presa. La reazione di Arturo è diversa: rideva. Nello stesso giorno accadde anche un evento pesante: ci fu gente che stette male e la squadra venne fatta correre fino a vomitare. Marchisio evidenzia che Arturo continuava a correre ininterrottamente.
del piero: sorpresa per l’assenza in società
Marchisio chiude con un commento diretto su Del Piero. La frase iniziale è netta: «Mi sorprende non vedere Del Piero oggi in società.» Il motivo indicato riguarda la persona e ciò che potrebbe portare. In chiusura arriva anche una domanda sul futuro: «Claudio Marchisio nella Juventus? Perchè no?» e una prospettiva sull’eventuale presenza di Alex: «Vediamo».
