Massimo mauro nazionale mancini come palestra non può costare 50 milioni

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Massimo mauro nazionale mancini come  palestra non può costare 50 milioni

Massimo Mauro, ex calciatore della Juventus, è intervenuto in occasione della 21esima edizione della Fondazione Vialli e Mauro Golf Cup presso il Royal Park I Roveri, toccando diversi temi che spaziano dalla Nazionale guidata da Roberto Mancini fino a questioni legate al mercato, alla Juventus e a progetti societari.

nazionale e mancini: il ruolo di vialli tra competenza e umiltà

Il confronto si è concentrato anche sul possibile ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Mauro ha richiamato il legame professionale tra Gianluca Vialli e Roberto, presentandolo come un fattore capace di incidere sul lavoro quotidiano. Sul versante dell’eventuale rientro come allenatore, ha sottolineato l’importanza che Vialli assumerebbe all’interno dello staff.

Nel dettaglio, l’ex calciatore ha collegato il valore del dirigente al lavoro svolto in occasione degli Europei, citando l’approccio necessario per essere efficaci con i calciatori: essere umili, saper dire le cose giuste e farli rendere nel contesto giusto.

malago e palestra: interazione con i presidenti e costi dei calciatori italiani

Passando a un altro tema, Mauro ha commentato le possibilità di Malagò, individuandogli la capacità di interloquire con la politica, con lo sport e soprattutto con i presidenti delle squadre, descritti come in difficoltà. Nello stesso ragionamento, ha citato Palestra e ha riconosciuto il valore del giocatore, definendolo un elemento di grande qualità.

Il punto critico, per Mauro, riguarda la cifra: Palestra non può costare 50 milioni. L’ex calciatore ha collegato la valutazione economica alla scelta di rivolgersi all’estero per investire su altri profili, presentando questo come uno dei nodi principali della Nazionale. Il tema centrale è l’impostazione delle trattative: se gli italiani di alto livello hanno prezzi tanto elevati, la competizione diventa più complessa.

juventus e comolli: errori dei calciatori e costruzione per l’europa league

La Juventus è tornata al centro dei commenti quando Mauro ha affrontato la situazione legata a Comolli e a scelte che hanno influenzato alcune partite. Alla domanda se arrivare a un cambio come Carnevali al posto di Comolli rappresenti un upgrade, ha espresso una valutazione positiva sul principio, ma ha anche chiarito un passaggio importante: non è corretto parlare male di Comolli.

Secondo l’ex calciatore, per giocare e ottenere risultati contro Verona e Fiorentina la squadra era adeguata. La mancata vittoria, nella lettura di Mauro, non ricade sul ruolo di Comolli, ma è attribuibile ai calciatori. Da qui la richiesta di un cambio di passo: la Juventus non deve ripetere gli stessi errori e deve costruire una squadra adatta all’Europa League.

Nel concludere la parte dedicata alla stagione e alla gestione del progetto, Mauro ha richiamato anche il rapporto con i tifosi, sottolineando che trattare i supporter in modo inaccettabile non deve accadere e che sbagliare un altro anno avrebbe conseguenze pesanti.

yildiz e responsabilità: trovare la propria strada e diventare leader

Un ulteriore tema riguarda Yildiz e il confronto con l’idea di eredità calcistica. Mauro ha ricordato l’episodio in cui gli è stato attribuito il ruolo di erede di Del Piero, spiegando di aver reagito male a quell’etichetta. L’ex calciatore ha poi indicato la necessità di costruire il proprio percorso, evitando di muoversi solo dentro categorie imposte dall’esterno.

Il ragionamento si è spostato sul modo di giocare: nel campo servono furbizia e consapevolezza, cioè comprendere le proprie qualità e sfruttarle. Pur riconoscendo che Yildiz è ancora giovane, Mauro ha evidenziato un dato temporale: a 22 anni è venuta l’ora di dimostrare di essere un leader.

sortloh e kolo muani: responsabilità, centravanti e possibilità per la juve

Nel passaggio successivo Mauro ha parlato dell’idea di responsabilità e delle condizioni in cui un calciatore può esprimere un giudizio concreto su sé stesso e sul proprio valore. Ha posto l’attenzione sul fatto che, quando non si è in una posizione definita, risulta troppo semplice definire qualcuno come bravo o non bravo.

All’interno di questa cornice ha nominato Kolo Muani, ricordando che l’esperienza di quel profilo “c’è già stata”. Mauro ha sostenuto che si tratta di un giocatore che può essere in grado di occupare il ruolo di centravanti della Juventus, soprattutto nel contesto dell’Europa League.

como come modello: tradizione e investimenti adeguati per competere

La chiusura dell’intervento ha riguardato il paragone tra Como e club di grande tradizione. Mauro ha evidenziato che giocare con indosso la maglia di Juventus e Milan non equivale a farlo con il Como, perché cambiano storia e identità del club. Pur augurando al Como di diventare una società importante, ha indicato come punto di differenza la mancanza di una tradizione paragonabile a quella dei grandi riferimenti.

Il ragionamento finale ha riguardato soprattutto i proprietari: Mauro ha sottolineato che chi guida club con ambizioni elevate deve rispettare la storia e realizzare investimenti adeguati. In questo quadro ha citato la Juventus e ha fatto riferimento a quanto realizzato da Elkann, affermando che i soldi investiti sono stati significativi, ma che non sono arrivati i risultati desiderati.

Ha aggiunto anche che il progetto tecnico con Fabregas è stato fondamentale, precisando però che giocare per una società di grande peso storico e giocare per un club che sta costruendo la propria identità restano esperienze differenti.

personaggi citati

Gianluca Vialli, Roberto Mancini, Malagò, Palestra, Comolli, Carnevali, Del Piero, Yildiz, Sortloh, Kolo Muani, Elkann, Fabregas.

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