Nikita Ababiy: in primo piano a una nuova strada dopo la carriera bloccata

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Nikita Ababiy:  in primo piano a una nuova strada dopo la carriera bloccata

La crescita di un pugile passa da scelte, sacrifici e momenti decisivi: dalle prime sessioni in palestra fino alle scelte che plasmano l’intera carriera. Nel racconto emergono le ragioni di un percorso costruito sul ring, l’impatto di nuovi allenamenti in Florida, la dimensione personale legata alla propria città e l’attenzione costante alla prestazione, fatta di disciplina, spettacolo e preparazione.

origine, disciplina e prime sfide nel pugilato

La storia inizia a Brighton Beach, con il pugilato sempre presente nell’ambiente quotidiano. L’ingresso in palestra avviene molto presto: il padre accompagna il futuro atleta in un gym già quando è ancora bambino, motivato dall’esigenza di incanalare un’energia fuori controllo in un percorso di disciplina.

Indossati i guantoni, la decisione è immediata: non volerli più togliere. Arriva quindi la prima occasione in competizione con un incontro ufficiale a circa 10 anni. Da quel momento si consolida l’idea che il pugilato debba diventare il centro della vita: non solo un’attività, ma un obiettivo costruito nel tempo.

amatori, golden gloves e passaggio al professionismo

Il percorso amatoriale include oltre 130 incontri e il conseguimento della New York Golden Gloves nella divisione open dei 152 lb. L’evoluzione sportiva porta a una scelta netta: passare al professionismo invece di puntare alle Olimpiadi. La preferenza dichiarata non riguarda solo il livello di competizione, ma soprattutto la struttura dello stile.

Negli amatori, pur riconoscendo il valore dell’esperienza, viene sottolineata una maggiore affinità con il professionismo: l’istinto è quello di “sedersi” sui colpi, puntare al corpo e spezzare gli avversari. Nel contesto amatoriale, invece, è possibile vincere anche muovendosi e accumulando punti; ciò non rispecchia l’obiettivo personale di fare male e offrire spettacolo.

Il passaggio al professionismo viene indicato come la mossa giusta per allineare aspirazioni e stile, con una decisione definita anche in termini temporali: “turning pro” viene citato tra 17 e 19 anni, come passaggio sentito come corretto per la carriera.

sparring ad alta intensità e nomi di riferimento nel circuito

Lo sparring ha un ruolo centrale nella formazione, soprattutto quando include figure di primo piano. Un’esperienza considerata fondamentale è quella con Danny Jacobs, indicato come presenza importante nelle fasi iniziali e capace di offrire un lavoro serio, con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un campione mondiale.

Oltre a Jacobs, vengono menzionati giri di allenamento con numerosi talenti che emergono dalle palestre di New York, includendo professionisti e amatori. Nel contesto descritto, la scena del Brooklyn gym viene raccontata come un ambiente in cui gli sparring assomigliano a veri confronti: ogni sessione viene percepita come una sfida reale.

da Brooklyn ai riflettori: il peso di guardare gli altri

Quando arrivano notizie sui titoli conquistati da figure collegate al proprio ambiente, emerge un sentimento contrastato. Da un lato si desidera essere sul palcoscenico, riconoscendo orgoglio per i compagni; dall’altro si comprende che fattori esterni al ring possono rallentare.

La frustrazione viene trasformata in determinazione: la fame cresce osservando gli altri brillare, con l’idea che il proprio momento sia destinato ad arrivare. La convinzione resta netta: “my time is coming”.

stile “white chocolate”: corpo, angoli e identità tecnica

Nel descrivere il proprio modo di combattere, l’atleta parla di un’impronta old-school e di una particolare predilezione per il body punching, in linea con quanto fatto dai grandi del passato. Viene anche riportato che alcune persone vedono un legame con Roy Jones Jr., soprattutto per l’approccio al corpo; la lettura viene accolta come un riconoscimento importante.

Nonostante i riferimenti esterni, l’intento dichiarato è costruire una propria cifra: l’obiettivo è dare vita a uno stile personale, descritto come “White Chocolate”.

boxing come stile di vita e priorità assoluta

La relazione con il pugilato è delineata come totale. Quando il lavoro non è in palestra, la mente resta agganciata alla preparazione: quando non si combatte, riaffiora il desiderio di combattere. La sintesi viene espressa senza ambiguità: per il protagonista il pugilato non è soltanto uno sport, ma un lifestyle.

La stessa logica si riflette anche sul lavoro quotidiano: non risulta un impiego “ordinario” separato dal combattimento. Il percorso viene descritto come un’alternanza tra palestra e scuola, con la disciplina che struttura l’intera giornata.

Per il tempo fuori dal ring, la gestione resta semplice: tempo con la famiglia, appuntamenti con amici, possibilità di guardare incontri e studiare il gioco. Tra le priorità rientra anche il recupero, con indicazioni su stretching e sauna. È citata anche la vicinanza con l’oceano quando la preparazione porta in Florida.

musica e ritmo in palestra: hip-hop e house

Quando arriva il momento della sessione, la selezione musicale ruota principalmente tra hip-hop e house music, con un ascolto pensato per accompagnare il training.

allenamenti a south florida con boxr gym e milton lacroix

Il trasferimento da una Brooklyn più fredda verso il South Florida è presentato come un cambiamento positivo. Il contesto viene descritto come più favorevole dal punto di vista climatico, con un’atmosfera diversa e una presenza numerosa di fighter seri.

La preparazione avviene al BOXR Gym, palestra indicata anche per la presenza di David Benavidez, impegnato in allenamento in vista del suo incontro contro Zurdo Ramirez. L’ambiente viene percepito come elemento di crescita, perché la vicinanza con campioni affamati spinge a un livello superiore: un obiettivo sintetizzato con l’idea di “leveling up”.

In parallelo, viene menzionato un lavoro con Milton LaCroix, indicato come allenatore di grande esperienza. Le novità tattiche citate riguardano l’irrigidimento e il perfezionamento di tutto: difesa, angoli e preparazione ancora più efficace dei colpi al corpo. La potenza viene considerata già presente; il cambiamento riguarda soprattutto la capacità di essere più intelligenti e completi all’interno del ring.

l’exhibition in russia con yuri osipov: difficoltà, malattia e conseguenze

Un video recentemente emerso riguarda un confronto con un fighter russo chiamato Yuri Osipov. Si precisa che l’evento non era un match professionistico con headgear assente, ma un’exhibition sulla distanza di cinque round.

La serata viene descritta come una delle più difficili della carriera. Pur essendo un incontro esibitivo e quindi non obbligatorio, la scelta di partecipare viene attribuita a condizioni complicate. Il viaggio in Russia avviene quattro giorni prima della gara, con un peggioramento serio dello stato di salute. La stessa situazione di stress viene richiamata anche riguardo all’allenatore Andre Rozier, che durante le operazioni di peso si sarebbe accasciato per lo sforzo e l’emergenza.

La malattia e il taglio di peso richiesto impediscono di idratare adeguatamente, assumere farmaci e mantenere un’alimentazione corretta. Nonostante le indicazioni del team a ritirarsi, la decisione di competere viene collegata a un incentivo economico. Guardando indietro, la scelta viene definita non saggia.

Il match non entra nel record professionistico, ma resta considerato un’esperienza di apprendimento. In caso di eventuali future exhibition, viene dichiarata la volontà di presentarsi con una preparazione adeguata e soprattutto di mettere la salute al primo posto.

intrattenimento sul ring e spettacolo come dovere verso i fan

L’idea che un combattimento debba rimanere fedele all’aspetto dell’intrattenimento viene posta al centro della visione. La preferenza personale è costruire uno show piuttosto che puntare a una vittoria semplice. Viene sottolineato che i tifosi investono soldi guadagnati con fatica per assistere: per questo meritano emozione e intensità.

La richiesta, mentre si sale sul ring, è di tenere il pubblico con il fiato sospeso, con knockout e colpi al corpo come elementi chiave. Il legame con il nickname White Chocolate viene presentato come garanzia di spettacolo.

orgoglio per brighton beach e messaggi a brooklyn

La presenza di una community di tifosi russi a Brighton Beach viene indicata come un fattore significativo. Rappresentare il luogo d’origine viene descritto come qualcosa che significa tutto: la crescita a Brighton Beach viene attribuita a una comunità che ha sostenuto fin dall’inizio. Nel momento del combattimento, si dichiara la sensazione di portare con sé non solo Brooklyn, ma anche i fan che ne fanno parte. L’orgoglio spinge a esibirsi al massimo.

Anche se l’allenamento porta verso il sud della Florida, viene ribadito che il cuore resta a Brooklyn. Il messaggio ai fan locali è improntato su gratitudine, impegno e ritorno: la promessa è lavorare e tornare più forti. Il richiamo finale è rivolto anche a chi, nella divisione dei medi, ritiene di essere al sicuro: viene indicato che White Chocolate arriverà per prendersi di nuovo la cintura portandola a Brooklyn.

personaggi citati

  • Danny Jacobs
  • Bruce “Shu Shu” Carrington
  • Richardson Hitchins
  • Roy Jones Jr.
  • David Benavidez
  • Zurdo Ramirez
  • Yuri Osipov
  • Milton LaCroix
  • Andre Rozier
Image: Nikita Ababiy on missed time, body shots and Brooklyn pride: “My time is coming”

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