Olimpia milano, russ schoene: perché è il vincente in eurolega

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Olimpia milano, russ schoene: perché è il vincente in eurolega

Novanta anni di passione e di storie capaci di lasciare un segno profondo. L’Olimpia Milano ha celebrato i 90 anni di esistenza il 9 gennaio 2026, intrecciando il proprio percorso con quello di giocatori che hanno scritto pagine decisive. Tra le figure centrali di quella tradizione spicca Russ Schoene, nato a Trenton il 16 aprile 1960, protagonista di una fase straordinaria tra fine anni ottanta e primi momenti di gloria.

La sua storia racconta un inserimento non immediato, una fase iniziale complicata, fino a una svolta che ha trasformato Schoene da possibile oggetto di discussione a punto di riferimento di una squadra destinata a dominare.

russ schoene e l’arrivo all’olimpia: attese, scelte e adattamento

Nell’estate del 1984 l’Olimpia ottenne la possibilità di tesserare Mike D’Antoni, italiano, affiancandolo a due stranieri. Dopo il ritiro di John Gianelli nel 1983 e la firma in NBA di Antoine Carr, la scelta di Dan Peterson ricadde su Wally Walker e Russ Schoene.

Walker era una guardia-ala e un playmaker aggiunto, con esperienza NBA: nove anni e un percorso che comprendeva il titolo da comprimario a Portland nel 1977 e la presenza in rotazione a Seattle nel 1979. Schoene, invece, aveva soltanto 24 anni, operava come ala forte con un buon tiro, aveva trascorso due anni in NBA tra Philadelphia e Indiana e si era operato alla schiena, cercando soprattutto ritmo e fiducia.

la prima impressione di schoene: meno pressione e più fiducia

Durante il suo inserimento, Schoene ricordò di non conoscere la lega italiana e di sapere poco anche su Milano. Dan Peterson, secondo il racconto, mirò ad alleggerire la testa del giocatore: l’obiettivo era non farsi caricare di responsabilità totali, ma giocare con serenità e sentirsi parte del gruppo. Nel discorso emersero riferimenti a Dino Meneghin, Mike D’Antoni e ad altri elementi di spessore presenti in squadra, tra cui Roberto Premier e Franco Boselli.

All’esordio contro Rimini, Schoene realizzò 24 punti, mentre Walker ne segnò 23. Nonostante l’impatto offensivo, arrivarono sconfitte: anche la domenica seguente l’Olimpia perse contro Trieste. Nelle prime sei gare, la squadra ne vinse solo tre.

avvio difficile e ipotesi taglio: il contesto che cambia le carte

La partenza dell’Olimpia fu caratterizzata da un ritmo altalenante: Peterson, infatti, tendeva a iniziare la preparazione in ritardo rispetto ad altre formazioni per non spremere i veterani, soprattutto D’Antoni e Meneghin (poi anche McAdoo). Un avvio tanto complicato non era previsto, mentre si fece strada un’ipotesi concreta: l’arrivo di Joe Barry Carroll, in rotta con i Golden State Warriors.

Dopo alcune vittorie, tra cui tre vittorie consecutive e una affermazione netta con la Libertas Livorno, le altre due gare furono più sofferto contro Reggio Emilia e Udine. In quel clima si moltiplicarono le voci su un taglio imminente di Schoene, indicato come meno spendibile di Walker per reputazione e per il ruolo: essendo un 4, si sarebbe potuto rinunciare più facilmente per inserire Carroll e affiancarlo a Meneghin. Inoltre Meneghin stava attraversando la stagione offensiva più impressionante della carriera.

joe barry carroll e l’incertezza: nessuna informazione e solo campo

Prima dell’arrivo di Carroll, aveva giocato dieci gare su undici sempre in doppia cifra, con 50 punti nelle ultime due. Carroll ricordò di non sapere nulla sull’ipotesi di taglio: non leggeva i giornali perché non comprendeva l’italiano e, secondo la sua testimonianza, nessuno gli comunicò dettagli né Peterson né D’Antoni, leader della squadra, e anche Walker risultava nella stessa situazione. La difficoltà iniziale fu soprattutto legata al rientro post operazione alla schiena e alla necessità di riacquistare condizione e familiarità con la lega.

la svolta: da 4 discusso a protagonista assoluto

Il punto di rottura venne dalla partita vinta 121-116 contro la Virtus Bologna, campione d’Italia. D’Antoni segnò 26 punti, Meneghin 29 e anche Schoene fornì un contributo determinante, arrivando a toccare 29 punti grazie a un gioco dentro-fuori e al tiro dalla media sulle scariche di D’Antoni.

In quel momento si diffuse la convinzione che sarebbe potuto essere Walker a lasciare spazio a Carroll, non Schoene. La striscia di quattro vittorie venne interrotta a Torino, dove Schoene giocò male e Walker peggio. Proprio dopo quella gara fu consumato il primo taglio volontario a stagione in corso nella storia dell’Olimpia: a essere eliminato fu Walker. Schoene, però, non reagì con sollievo immediato solo perché non era ancora chiaro cosa stesse accadendo.

peterson sceglie schoene: motivazione e ruolo nella squadra

Secondo il racconto, Peterson spiegò che riteneva Schoene il giocatore giusto per la squadra: gli altri componenti, a seconda di come poteva inserirsi, sarebbero stati la ragione delle scelte per tenerlo. L’obiettivo era permettergli di tornare a essere quello di prima e non deludere le aspettative.

Alla radice della decisione c’era anche l’idea che Schoene non fosse soltanto un’ala forte, ma potesse giocare anche da ala piccola per alzare e abbassare il quintetto in base alle esigenze. Con lui l’Olimpia poteva risultare più grossa e versatile. Per fare spazio a Carroll, Meneghin dovette rinunciare a una parte dei palloni in attacco e Schoene, soprattutto in difesa, fu chiamato ad aprirsi sul perimetro.

giocare da ala piccola: esperienza in nba e adattamento

Schoene descrisse l’adattamento come un’esigenza, chiarendo però di avere già un’esperienza nella posizione: nella NBA con Philadelphia aveva avuto opportunità da ala piccola. Difensivamente poteva restare vicino al giocatore marcato grazie a mobilità; offensivamente, in coppia con Doctor J nel suo primo anno, aveva giocato anche da 4, mentre quando Doctor J andava in panchina gli toccava talvolta anche il compito da 3. L’esperienza risultò un supporto, anche se non era continua.

dominare con carroll: risultati, playoff e titolo

Con Carroll, l’Olimpia cominciò con una sconfitta in casa con Caserta nel giorno del debutto. Dopo quel passo falso, arrivarono dodici vittorie consecutive. In totale, furono 16 successi nelle ultime 18 partite, con l’accesso al primo posto nella regular season.

Nei playoff, la squadra vinse sei gare su sei. In campionato, con Carroll, il bilancio fu 22-2. In Coppa Korac, l’Olimpia non perse mai.

coppa korac e scudetto: l’esplosione nei momenti chiave

Secondo la ricostruzione, Schoene avrebbe esploso soprattutto nella stagione seguente, ma la reputazione iniziò a crescere soprattutto quando segnò 33 punti nella finale di Coppa Korac vinta contro Varese a Bruxelles. In quella partita, Carroll uscì per falli in un contesto considerato molto importante; Schoene riferì che la serata andò nel verso giusto, con tutto che rientrava negli attacchi, senza alcuna magia particolare.

Carroll, intanto, risultò a disagio per le condizioni del campo: una palestrina inadeguata, priva di parquet e con mille righe capaci di disturbare, con una prestazione che non decollò mai. Schoene invece mise insieme una prova piena, e da quel momento smise di essere descritto come il ragazzo discusso, diventando una stella.

L’Olimpia conquistò Coppa Korac e scudetto. Carroll lasciò la squadra per rientrare naturalmente nel luogo di appartenenza, cioè la NBA, mentre Schoene rimase, affiancato dal giovane Cedric Henderson.

miglior americano e leadership: il riconoscimento nella stagione 1985/86

Schoene venne nominato miglior americano del campionato. Nel ricordo del giocatore, la valutazione non era riducibile a una semplice classifica dei migliori: nella lega italiana esistevano diversi grandi americani e il suo contributo era legato soprattutto al fatto di essere leader in una squadra ritenuta fortissima. A livello emotivo, il riconoscimento si collegò alla corsa verso il secondo titolo consecutivo.

Schoene ricordò che all’inizio molti ritenevano che senza Carroll la squadra non avrebbe più potuto vincere, immaginando un crollo. La risposta del gruppo fu legata alla volontà di dimostrare la forza dell’Olimpia prescindendo dall’elemento considerato imprescindibile. Nel racconto la squadra riuscì nell’obiettivo.

Nel 1985/86, Schoene chiuse in doppia cifra in 40 partite su 40 tra regular season e playoff. Il primato indicato fu rappresentato dai 44 punti realizzati in gara 2 a Udine nel primo turno.

russ schoene e i protagonisti della stagione

La traiettoria che ha portato l’Olimpia a risultati eccezionali nel periodo dei novanta anni trova nel racconto molti volti coinvolti direttamente, con ruoli chiave nella costruzione della squadra e nelle decisioni che hanno cambiato la stagione.

  • Russ Schoene
  • Mike D’Antoni
  • Dan Peterson
  • Wally Walker
  • Joe Barry Carroll
  • Dino Meneghin
  • John Gianelli
  • Antoine Carr
  • Wally Walker
  • Roberto Premier
  • Franco Boselli
  • McAdoo
  • Cedric Henderson
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