Oscar de la hoya afferma che l udienza sull act di ali era già decisa in anticipo
Un’audizione al Senato statunitense dedicata a possibili modifiche al Muhammad Ali Act è diventata il terreno di scontro tra visioni opposte sul futuro del settore. Oscar De La Hoya, intervenendo nel corso del suo appuntamento “Clapback Thursday”, ha descritto lo scenario come predisposto, sostenendo che le testimonianze legate al mondo del pugilato avrebbero avuto un peso limitato rispetto a interessi imprenditoriali più ampi legati a TKO Group Holdings.
oscar de la hoya: audizione sul muhammad ali act percepita come già tracciata
Durante il commento, De La Hoya ha affermato che l’audizione avrebbe avuto un ordine del giorno già stabilito. Il promotore ha indicato alcuni passaggi della seduta in cui l’attenzione si sarebbe spostata dalla protezione dei pugili verso opportunità di business legate all’intrattenimento. Come esempio, ha richiamato una domanda relativa alla possibilità di portare WrestleMania a Cleveland, descrivendola come una deviazione rispetto alle priorità di tutela degli atleti.
nico ali walsh e oscar de la hoya contro le revisioni: tutela dei fighter al centro
All’incontro era presente anche Nico Ali Walsh, insieme a De La Hoya. Entrambi si sono espressi contro modifiche che, secondo la loro lettura, rischierebbero di indebolire i presidi esistenti a protezione dei combattenti. Alla base delle revisioni, sostenute da TKO, c’è l’intento di riorganizzare il modo in cui opera la boxe tramite una struttura più centralizzata.
struttura centralizzata e indipendenza: il nodo del controllo
L’obiezione principale formulata da De La Hoya riguarda il controllo. Il promotore ha messo in guardia sul fatto che, in presenza di un’unica regia in grado di gestire matchmaking, promozione e distribuzione, i fighter finirebbero per avere margini più ridotti per negoziare condizioni e costruire percorsi di carriera al di fuori di quel perimetro.
Secondo la sua ricostruzione, quando una stessa entità determina chi si affronta, come si viene promossi e se il pubblico vedrà i combattimenti, la scelta per i pugili risulterebbe limitata. De La Hoya ha riassunto il punto in modo diretto: se la decisione copre più aspetti decisivi, la libertà effettiva non risulta ampia.
protezione e standard: de la hoya contesta la necessità di nuove regole
De La Hoya ha respinto anche l’idea che servano nuovi standard. La sua posizione è che molte delle garanzie richiamate nel dibattito, tra cui strutture minime di pagamento, requisiti medici e coperture assicurative, sarebbero già presenti in larga parte del settore della boxe.
Nel racconto del promotore, il provvedimento verrebbe presentato come riforma, ma allo stesso tempo condurrebbe lo sport verso un modello più chiuso e meno libero nelle dinamiche operative. La sua preoccupazione non riguarderebbe soltanto le formule legislative, ma anche l’orientamento complessivo del cambiamento.
tk o e modello “a lega”: cinture, ranking e regole
Un elemento centrale della critica di De La Hoya è la prospettiva che le modifiche permettano a TKO di costruire un sistema tipo lega, dotato di cinture, ranking e regole proprie. In questa lettura, l’impostazione si avvicinerebbe a quella utilizzata nelle discipline dove esiste una struttura più omogenea tra organizzazione e gestione delle competizioni, con un parallelo esplicito con il formato del MMA.
audizione come parte del problema: “risultato già deciso”
Per De La Hoya, il contesto dell’audizione ha finito per rafforzare la sua convinzione che l’esito fosse già orientato. La conclusione, secondo quanto dichiarato, non si limiterebbe a una divergenza sul testo o sulla direzione del disegno di legge, ma includerebbe la percezione che le voci contrarie non avrebbero potuto incidere realmente sul risultato.
Dopo la giornata a Washington, la sua lettura del processo è stata quella di un passaggio in larga misura simbolico, con i passi successivi già in movimento.
presenti all’audizione citati nel resoconto
- Oscar De La Hoya
- Nico Ali Walsh
