Pogacar chi può batterlo a meno che non gli taglino le gambe e cosa dice Sagan
Tadej Pogacar continua a imporsi come riferimento assoluto del ciclismo moderno: quattro Tour de France conquistati, nel 2024 la doppietta Giro d’Italia–Tour tornata a mancare dai tempi di Marco Pantani, la conquista del Campionato del Mondo per due anni consecutivi e una serie di successi nelle Classiche Monumento. Dopo la vittoria alla Milano-Sanremo, arrivata per la prima volta in carriera, manca ora un ultimo tassello: la Parigi-Roubaix, obiettivo da provare a centrare il 12 aprile.
Prima di affrontare l’Inferno del Nord, il fuoriclasse sloveno punta anche a Giro delle Fiandre, in programma a Pasqua. L’intenzione è mantenere vivo un sogno preciso: ottenere la vittoria in tutte le Monumento nello stesso anno, impresa che non risulta mai riuscita nella storia del pedale. Il suo modo di correre esercita un forte impatto sul pubblico, pur in un contesto in cui, secondo la narrazione prevalente, il percorso delle corse può apparire spesso con tratti riconoscibili e un finale talvolta prevedibile.
tadej pogacar e l’ipotesi “categoria a parte” secondo peter sagan
Su questo tema è intervenuto Peter Sagan, tre volte Campione del Mondo. In un’intervista rilasciata a Het Nieuwsblad, lo slovacco ha impostato il ragionamento partendo da una domanda diretta: a suo avviso, esiste un solo modo per battere Pogacar, a meno che non vengano meno le condizioni fisiche prima della domenica. Da qui la proposta: lasciare Pogacar correre in una categoria separata, poiché il World Tour risulterebbe troppo stretto per il livello mostrato dal 36enne.
Il ragionamento di Sagan collega il dominio alla percezione di spettacolo: se Pogacar è così distante dagli avversari, il ciclismo rischia di diventare, nella sua lettura, più noioso. Nell’argomentazione riportata, la conclusione è netta: il contesto competitivo, con Pogacar nel ruolo di protagonista assoluto, non avrebbe la stessa capacità di sorpresa rispetto alle attese.
milano-sanremo 2024: “caduta” e attacco oltre il copione
Nel merito della Classicissima di Primavera, Sagan ha indicato una chiave per spiegare perché la Milano-Sanremo di quest’anno sia risultata più interessante. L’elemento decisivo, secondo lo slovacco, è stato l’evento della caduta: quando è successo, si è aperta la possibilità di una battaglia più viva, con dinamiche diverse da quelle abituali.
Per Sagan, nemmeno l’aspettativa più realistica avrebbe previsto l’episodio successivo: Pogacar, pur dopo la caduta, avrebbe attaccato ancora sulla Cipressa. Il punto centrale del racconto è la combinazione tra imprevedibilità e scelta aggressiva, resa ancora più marcata dall’idea che le corse possano somigliare a un videogioco per quanto riguarda la lucidità degli atti decisivi. Nella ricostruzione riportata, lo spettacolo è stato alto alla Milano-Sanremo, ma il giudizio espresso coinvolge l’andamento delle altre fasi della stagione: il resto del tempo, sempre secondo Sagan, risulterebbe altrettanto prevedibile e quindi meno capace di sorprendere.
come cambia l’approccio di pogacar: distanza, tempi e meno sofferenza
Sagan ha poi approfondito il ragionamento sul comportamento tattico di Pogacar, citando un dettaglio concreto: l’attacco a 120 km dall’arrivo. Il riferimento serve a segnalare un cambio di passo nei tempi e nella gestione delle distanze rispetto al passato, ponendo inoltre a confronto le scelte del campione slovacco con quelle che Sagan stesso avrebbe effettuato.
Secondo la versione riportata, Sagan si è descritto come un corridore più orientato alla “decisione intelligente” e meno disposto a soffrire. Il punto viene espresso con una scelta binaria: tra un attacco da lontano e il rimanere nel gruppo per altri 50 km prima di attaccare, la preferenza sarebbe andata verso la seconda opzione, poiché più semplice in termini di dolore percepito. Nel racconto, l’obiettivo resta vincere le gare, ma senza trasformare la corsa in una sofferenza continua.
In questa cornice, la lettura di Sagan su Pogacar collega l’efficacia allo stile: un modo di correre in cui la pressione viene esercitata presto e con decisione, con scelte che rendono l’andamento complessivo della corsa meno lineare e più difficile da leggere per gli avversari.
