Portanova criticato sull Altro Mondiale: regole chiare per i settori giovanili e meno stranieri, ecco perché
Daniele Portanova, ex difensore di Genoa e Siena, ha analizzato l’eliminazione dell’Italia dalla corsa al Mondiale, sottolineando la delusione per una mancata qualificazione che arriva per la terza volta consecutiva. Nel commento, la lettura dell’ex calciatore separa la dinamica della partita dalle cause strutturali che, secondo lui, hanno portato la Nazionale a trovarsi nuovamente costretta a passaggi complicati.
italia fuori dal mondiale: portanova separa partita e responsabilità di sistema
Portanova ritiene che, guardando la sfida, l’atteggiamento dei giocatori sia stato adeguato sotto diversi aspetti: grinta, voglia, dedizione e sacrificio. A suo avviso, un episodio definito ingenuo e sfortunato ha cambiato l’andamento del match. Da lì deriva un primo punto: l’Italia, anche solo in 11 contro 11, avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo della qualificazione, anche se Portanova precisa che si tratta di un’ipotesi.
Secondo la sua lettura, la vera criticità emerge oltre la singola gara: l’Italia non avrebbe dovuto trovarsi a disputare i playoff. Il dato che pesa di più è il ripetersi della mancata qualificazione, descritta come un fallimento totale quando si presenta per tre volte.
l’idea centrale: non si può ripartire dai playoff
Portanova afferma che una situazione del genere non dovrebbe diventare ordinaria: l’Italia, a suo parere, non può “giocarsi” l’accesso al Mondiale tramite spareggi contro avversari indicati come Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. La circostanza, quando si ripete, diventa un indicatore di fragilità.
italia e bosnia: differenze di gioco e cambio di mentalità
Tra gli elementi più evidenti nella partita citata da Portanova c’è la differenza di qualità nel palleggio dei bosniaci rispetto all’Italia, descritta come una prestazione diversa e migliore sotto quell’aspetto. La risposta, secondo l’ex difensore, passa da un intervento definito drastico.
Portanova collega il tema alla percezione del valore del talento e al modo con cui si guarda al calcio oggi. Secondo la sua ricostruzione, in Serie A gli stranieri erano presenti anche in passato, ma risulta più difficile ricordare settori giovanili pieni di stranieri come nel presente. Da qui deriva una domanda di fondo: se l’Italia non investe nella crescita dei propri calciatori e non dà fiducia al prodotto italiano, diventa difficile costruire una base solida per il futuro.
settori giovanili e regole: portanova denuncia l’impatto dell’aspetto economico
Portanova insiste sul ruolo dei settori giovanili, sostenendo che oggi siano pieni di stranieri. Pur evitando l’idea che manchino calciatori italiani forti, ribadisce il peso della componente economica: quando l’interesse economico prende spazio rispetto alla passione che storicamente ha contraddistinto il calcio, si genera un problema che si riflette sulla Nazionale.
Nel ragionamento dell’ex difensore, il nodo non riguarda soltanto la figura del CT o chi guida la Federazione: il riferimento centrale è la necessità di crescere talenti e mantenere un impianto regolamentare più efficace. La sua visione include anche l’idea che il gioco sia diventato più schematizzato e che, per i giovani, serva un’impostazione diversa da quella che produce una crescita limitata.
il calcio di portanova: blocco basso, creatività e difesa
Portanova richiama la propria esperienza formativa nei settori giovanili, descrivendo un modello di lavoro con vincoli di reparto e una gestione molto dettagliata. Secondo lui, il sistema prevedeva il blocco basso e lasciava spazio alla creatività dal centrocampo in su, con la nascita di calciatori indicati come Totti, Del Piero, Di Natale e Cassano.
La sua critica riguarda l’evoluzione dei ruoli: a suo dire, il calcio contemporaneo ha modificato il ruolo del difensore introducendo maggiormente la logica dell’uomo contro uomo e imponendo trasformazioni tattiche. Nel dettaglio, sostiene che oggi un esterno come Politano non giochi più l’uno contro uno come in passato, ma debba assumere compiti più orientati alla fase difensiva.
nuovi allenatori e investimenti: tornare a creare talenti
Portanova lega la questione al modo di allenare: afferma che i veri allenatori sono quelli capaci di creare talenti. Quando l’allenamento coinvolge i grandi, per lui l’allenatore diventa soprattutto un gestore; quando invece si lavora con i ragazzi, serve un’attitudine specifica. Per rendere possibile questo passaggio, le società dovrebbero puntare maggiormente sui giovani, anche sul piano economico, evitando livelli di stipendio descritti come troppo bassi.
Secondo l’ex difensore, servono regole migliori e un investimento più efficace. In assenza di questi elementi, la conseguenza attesa è una Nazionale che continua a incontrare difficoltà.
gatuso, possibili cambi e colpe della nazionale: portanova chiede il ritorno dei campioni
Parlando dell’ipotesi di un cambio, Portanova sostiene che il punto non sia esclusivamente il CT o le responsabilità di chi sta sopra. Anche citando un nome come Ancelotti, ribadisce che chiunque arrivi dovrebbe avere a disposizione una squadra adeguata, capace di rappresentare pienamente l’Italia.
Nel suo discorso emerge una richiesta: tornare a sfornare campioni prima di ragionare sul profilo del CT. La storia della Nazionale italiana viene descritta come una delle più forti al mondo, eppure questa forza, secondo lui, non produce campioni con continuità. Portanova collega anche questo alla mancanza di rivalità interna e di competizione sana.
economia e scelte di carriera: la critica sui giocatori in Arabia
Portanova mostra rabbia per situazioni in cui, a suo avviso, calciatori scelgono campionati “di minor livello” per ragioni prettamente economiche e poi arrivano in convocazione. Il riferimento è a Arabia, con un campionato indicato come inferiore sia sul piano fisico sia su quello tecnico. In parallelo, porta un esempio: nel 2006, anno del titolo mondiale, esisteva una presenza di campioni, ma anche un gruppo ampio di calciatori che avrebbero meritato la Nazionale.
memoria difensiva: il ruolo della tradizione italiana
Quando richiama la difesa, Portanova cita i nomi considerati simbolici della propria epoca, tra cui Nesta e Cannavaro, affermando che dietro di loro c’erano altri giocatori come Dainelli, Manfredini, Lucarelli, Portanova e i Paolo Cannavaro. Questa cornice serve a sostenere la tesi che la profondità del sistema, allora, fosse maggiore.
porta-boss: indicazioni finali sul cambiamento necessario
Il filo conduttore del ragionamento è che l’Italia ha cambiato modo di giocare senza essere preparata a farlo con la stessa base di qualità. Portanova sottolinea che nel passato c’era una crescita per strada e senza distrazioni come quelle moderne legate agli strumenti digitali. La responsabilità, nella sua visione, ricade su come le strutture e le scelte di sistema hanno influenzato la formazione, generando un impatto che poi arriva fino alla Nazionale.
principi indicati come indispensabili per ripartire
- Non normalizzare il ricorso ai playoff: il ripetersi porterebbe a un fallimento complessivo.
- Cambiare approccio rispetto a differenze come il palleggio mostrato dalla Bosnia.
- Investire nei settori giovanili, limitando un eccesso di stranieri e rafforzando la crescita dei calciatori italiani.
- Creare talenti con allenatori e società capaci di dare spazio e condizioni adeguate.
- Ripensare la schematizzazione per permettere creatività e dinamiche più aderenti alla tradizione.
personaggi menzionati
- Daniele Portanova
- Gattuso
- Ancelotti
- Barella
- Politano
- Palestra
- Totti
- Del Piero
- Di Natale
- Cassano
- Nesta
- Cannavaro
- Dainelli
- Manfredini
- Lucarelli
- Paolo Cannavaro
