Procuratori e potere in Italia: no a conte, perché bisogna resettare tutto e cambiare ruolo
Loris Boni, ex centrocampista di Roma e Sampdoria, ha analizzato il momento complesso del calcio italiano intervenendo in esclusiva. Nel corso delle sue dichiarazioni emergono considerazioni su qualificazioni mancate, regole ritenute penalizzanti, ruolo dei giovani, e scelte tattiche, con uno sguardo anche alle panchine e alle situazioni societarie dei club a lui più vicini.
Il filo conduttore riguarda la necessità di reset e cambiamento su più livelli, con l’obiettivo di riportare l’Italia su traguardi internazionali e di valorizzare maggiormente il percorso tecnico dei calciatori.
calcio italiano e qualificazione al mondiale: le cause secondo loris boni
Secondo Boni, la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale è forte, ma i problemi non sarebbero nati all’improvviso. L’ex centrocampista sottolinea che le criticità si sarebbero accumulate nel tempo, arrivando a una sequenza negativa marcata da terza mancata qualificazione consecutiva.
Nel suo ragionamento, un punto centrale riguarda la necessità di resettare l’impostazione attuale e intervenire sulle regole che, a suo avviso, penalizzano in modo significativo. Boni individua in particolare l’uso di molti stranieri nel calcio italiano come una criticità evidente, arrivando a indicare casi in cui, a suo dire, 11 giocatori su 11 scendono in campo con la stessa condizione di provenienza.
Accanto a questo, Boni collega la questione anche alla gestione dei giovani: ritiene necessario dare spazio ai calciatori italiani e affacciarli ai campionati senza pretendere che crescano in tempi immediati. Tra gli elementi richiamati compaiono anche riflessioni sul tipo di allenamento: viene criticato un orientamento eccessivo verso la tattica a discapito della tecnica, con un riferimento alla minor presenza di gesti individuali come il dribbling.
giovani e formazione: fino a 12-13 anni spazio a tecnica e libertà
Quando si passa alla formazione del calciatore giovane, Boni propone un criterio temporale preciso: a suo parere, tra 12 e 13 anni i giocatori andrebbero lasciati liberi di giocare e di ragionare sulle proprie capacità.
In questa fase, Boni sostiene che oggi avvenga invece l’opposto, con l’insegnamento della tattica già a quell’età a discapito della tecnica. Il risultato, secondo la sua lettura, è una crescita che si orienta verso il meccanismo tattico mentre si riduce l’allenamento del gesto tecnico.
procuratori e crescita: promesse precoci e abbandono dei giovani
Boni indica anche un altro elemento ritenuto penalizzante: l’avvento dei procuratori che, secondo lui, interferirebbe con la crescita dei calciatori. Nel suo racconto, la dinamica sarebbe legata a promesse fatte già a età molto basse, con prospettive che poi potrebbero non realizzarsi.
Per Boni, quando queste aspettative non si trasformano in opportunità concrete, i giovani rischiano di essere lasciati senza una guida stabile e di perdersi lungo il percorso. Su questo punto propone una revisione delle regole: fino al 16° anno i procuratori, a suo avviso, non dovrebbero avere possibilità di avvicinarsi ai giovani.
modelli esteri e stile di gioco: non copiare, tornare a valorizzare la tecnica
Alla domanda sull’opportunità di copiare modelli esteri vincenti, come quelli tedeschi o spagnoli, Boni risponde escludendo l’idea di emulare sistemi altrui. La sua posizione è che l’Italia abbia sempre avuto grandi giocatori sul piano tecnico e che sia opportuno puntare di nuovo su un insegnamento centrato sui fondamentali.
Secondo Boni, i giovani dovrebbero arrivare al 16° anno capaci di eseguire gesti tecnici specifici che, a suo dire, oggi non si vedono con la stessa frequenza. Nel suo quadro critico compare anche la tendenza al fraseggio sterile e l’idea che si costruisca meno spazio per l’azione diretta, con difficoltà nel vedere difensori realmente capaci di difendere.
ct della nazionale: gasperini come scelta preferita da boni
Boni affronta anche il tema del CT al posto del dimissionario Gattuso, citando una situazione che includerebbe anche la mancanza del presidente federale. In merito, l’ex centrocampista auspica che i quadri dirigenziali lavorino per il calcio senza logiche politiche o pressioni.
Nel suo ragionamento, Boni indica una figura già definita: Gasperini. Lo definisce, per la sua visione, l’unico allenatore adatto a guidare la Nazionale Italiana, motivando la scelta con due elementi principali: bravura con i giovani e capacità di insegnare calcio.
conte e mancini: minestre riscaldate e mancata qualificazione
Boni afferma di non vedere soluzioni alternative “minestre riscaldate” come Conte o Mancini. Il riferimento citato riguarda quanto ottenuto da Mancini, legato alla vittoria dell’Europeo in un periodo favorevole, ma nella stessa ottica Boni sottolinea che anche con Mancini sarebbe arrivata una mancata qualificazione al Mondiale. Viene inoltre richiamato il modo con cui la Nazionale sarebbe stata lasciata, definito non felice.
roma e gasperini: tensioni e prospettive per la proprietà
Riguardo alla situazione a Roma e alle tensioni citate con Ranieri, Boni si concentra sull’opportunità di appianare i contrasti e sulla responsabilità della proprietà nel gestire la continuità. Nella sua lettura, Gasperini rappresenterebbe l’unico allenatore arrivato a Roma con la capacità di insegnare calcio e costruire qualcosa destinato a durare.
Boni descrive anche un contesto di lavoro ritenuto difficile: richiama molti infortuni, l’arrivo di giocatori non pronti subito e una crescita continua nonostante le difficoltà. Pur riconoscendo che l’esclusione dalla Champions possa essere una delusione, Boni propone di valutare anche altri aspetti del percorso.
Conclude auspicando che la società sistemi una situazione definita non simpatica a nessuno.
sampdoria e stabilità: boni critica la gestione societaria
Sulla Sampdoria, club della sua carriera, Boni parla di una fase prolungata di complessità e afferma di vedere una situazione societaria molto strana. Secondo la sua ricostruzione, mancherebbe la serietà d’intenti: rileva la presenza di un investimento con l’obiettivo di portare la squadra a livelli più alti, con l’ipotesi di una successiva cessione.
Boni sostiene che l’obiettivo non sarebbe stato raggiunto nell’immediato e che la società, di conseguenza, si troverebbe in difficoltà. Da qui l’auspicio che si punti al bene della Sampdoria e che il club venga affidato a mani più affidabili, soprattutto sul versante calcistico.
Secondo Boni, la Sampdoria non meriterebbe la situazione descritta, considerando la necessità di una gestione più solida e coerente.
personaggi citati
Loris Boni ha fatto riferimento, nel corso delle dichiarazioni, alle seguenti figure:
- Gasperini
- Gattuso
- Ranieri
- Conte
- Mancini
- Loris Boni
