Protti si racconta: mesi in lotta con un avversario subdolo e la nazionale senza fuoriclasse

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Protti si racconta:  mesi in lotta con un avversario subdolo e la nazionale senza fuoriclasse

Igor Protti torna a parlare del proprio percorso, intrecciando malattia, carriera e ricordi calcistici, fino ad arrivare a un progetto che presto prenderà forma sul grande schermo. Intervistato in un podcast di Sky, Protti ripercorre mesi difficili, la relazione con i tifosi e il senso che vuole trasmettere attraverso un docufilm in uscita nelle sale, raccontando anche come siano maturate le sue ambizioni e i risultati che hanno segnato la sua storia.

igor protti e la battaglia contro la malattia

Protti descrive un periodo di difficoltà durato dieci mesi, definendo l’avversario come subdolo. Il cammino, secondo le sue parole, ha portato diverse complicazioni che lo hanno fatto tornare indietro nel recupero. Di recente è stato operato di nuovo e, dopo 20 giorni a letto, ha iniziato a ricominciare a camminare, con l’obiettivo di recuperare gradualmente.

Nel racconto trova spazio anche la gratitudine: Protti ringrazia chi gli ha dimostrato vicinanza. Si sofferma poi sulle risposte arrivate dalle città in cui ha vissuto un rapporto importante durante gli anni di calcio. Da quei luoghi, a suo dire, sono giunte manifestazioni e segnali concreti anche da posti inattesi, legati soprattutto a sfide sentite e ai derby a cui teneva di più.

Il riferimento ai tifosi è centrale: Protti racconta di aver ricevuto molti messaggi di solidarietà che lo invitavano a lottare e a non mollare. Per lui, questo conferma che il calcio rappresenta una grande comunità, capace di unire sotto un’unica bandiera, nonostante le divisioni. Nella visione espressa, la presenza di tante squadre rende il contesto più vivo, evitando la monotonia.

convocazione italia, concorrenza e sfide contro squadre chiuse

Protti affronta anche il tema della convocazione in nazionale, richiamando dinamiche specifiche della sua epoca. Secondo il suo racconto, non arrivò a diventare capocannoniere subito; la spinta decisiva arrivò nell’ultimo tratto di stagione, quando riuscì a fare molto bene nell’ultimo mese e mezzo, fino a raggiungere il primo posto.

Il contesto, però, era particolarmente competitivo: Protti evidenzia la presenza di grandissimi giocatori, attaccanti e campioni. In parallelo sottolinea che oggi quei riferimenti mancano e che ciò può generare difficoltà, soprattutto quando si affrontano squadre chiuse e organizzate. Nel suo riferimento rientra una sfida tra Italia e Irlanda del Nord, descritta come esempio di match difficile da sbloccare.

Nella ricostruzione del periodo, Protti afferma che la concorrenza era spietata, rendendo ancora più significativo il risultato personale ottenuto nella corsa ai vertici della classifica marcatori.

film su igor protti: docufilm, riprese e messaggio senza celebrazione

Un ruolo decisivo nel racconto è riservato al film dedicato alla sua storia, destinato a raggiungere presto le sale. Protti spiega che la prima a Bari è in programma la stessa sera dell’intervista. Il docufilm, precisa, nasce come idea nata poco più di un anno fa.

Un passaggio importante riguarda le tempistiche: le riprese sarebbero terminate 10 giorni prima che Protti venisse a conoscenza della sua malattia. Il racconto suggerisce un coincidere quasi simbolico tra la conclusione delle riprese e il momento in cui ha saputo di dover affrontare il percorso di cura.

Il contenuto del docufilm ripercorre la carriera fin dall’età giovanile: dal periodo nelle giovanili del Rimini fino all’ultima giornata in campo a Livorno contro la Juventus, indicata come il momento in cui Protti lascia definitivamente il calcio.

Protti chiarisce anche l’obiettivo artistico concordato con il regista: si è raccomandato di evitare una celebrazione del personaggio. Il desiderio è che emerga il messaggio di chi parte con grandi speranze, accompagnate da passione, voglia e da “qualche mezzo” a disposizione, lavorando ogni giorno per migliorarsi, mattoncino su mattoncino, fino a raggiungere il massimo delle proprie possibilità.

inizio di carriera, sacchi e il percorso verso la serie a

Il racconto sulle origini mette in evidenza un passaggio collegato a Arrigo Sacchi. Protti ricorda che da giovane, con Sacchi come allenatore, gli fu detto che, per le sue caratteristiche, avrebbe potuto giocare al massimo in Serie C. Il punto di svolta, secondo la sua ricostruzione, deriva dalla capacità di lavorare giorno dopo giorno, fino a diventare capocannoniere in Serie A.

Protti interpreta quel giudizio iniziale come corretto per il calciatore che Sacchi riusciva a vedere in quel momento: se le possibilità considerate erano limitate, anche l’indicazione su Serie C aveva senso. La conclusione del suo ragionamento è chiara: la storia dimostra che con passione, volontà e spirito di sacrificio si può arrivare oltre quelli che sembrano limiti.

personaggi citati nel racconto

  • Igor Protti
  • Gianluca Di Marzio
  • Lisa Offside
  • Stefano Borghi
  • Arrigo Sacchi
Protti
Categorie: Calcio

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