Cagni contro adani: parla di dissapori e chiude sul futuro in rai

• Pubblicato il • 5 min
Cagni contro adani: parla di dissapori e chiude sul futuro in rai

Le polemiche tra calcio e televisione tornano al centro dell’attenzione con le dichiarazioni di Gigi Cagni, ex allenatore, che in un’intervista a Repubblica ha affrontato il confronto mediatico con Lele Adani, collegandolo alla crisi del calcio italiano e all’evoluzione del racconto sportivo in TV. Il tema non riguarda soltanto un episodio personale, ma l’idea stessa di competenza, linguaggio e ritmo con cui il massimo campionato viene presentato al pubblico.

Gigi Cagni e Lele Adani: nessun dissapore personale, ma un giudizio sul modo di commentare

Alla domanda sulle presunte tensioni con l’opinionista, Cagni chiarisce subito la natura del rapporto: «Proprio niente». Secondo quanto riportato, non esisterebbero conti in sospeso e l’ex allenatore sottolinea di non aver litigato con Adani. Cagni richiama anche un dato di contesto legato alla carriera, ricordando che Adani è stato un suo calciatore all’Empoli, ma che per lui non era un titolare perché giocava poco.

Il fastidio, precisa, sarebbe collegato allo stile adottato durante le telecronache della Nazionale. L’argomentazione si concentra su una conduzione definita esagerata e su un’idea di autorevolezza percepita come eccessiva: «Inascoltabile», «guru», prigioniero del proprio personaggio. L’ex allenatore aggiunge che l’attacco sarebbe avvenuto anche senza un rapporto diretto con la situazione sportiva recente, citando il fatto che non allena da sette anni, mentre sui social sarebbe arrivata una reazione considerata unanime: «lo hanno massacrato tutti». Nella chiusura del ragionamento, Cagni afferma che per lui la Rai non gli rinnoverà il contratto, interpretando la situazione come un punto di arrivo: «per me ha chiuso».

talent televisivi e narrazione: critica a competenza e memoria storica

Nel proseguire l’analisi, Cagni estende la contestazione al modo in cui viene costruita la programmazione calcistica. La critica riguarda la presenza, nei salotti televisivi, di «talent televisivi» ritenuti poco preparati. Secondo le sue parole, capiscono poco e sanno poco di calcio, con l’accusa di scarsa conoscenza della storia: sostiene che molti non avrebbero mai visto giocare squadre e stagioni considerate decisive.

Ajax, Toro, Ternana e Varese: esempi citati per collegare pressing e fuorigioco

Per rafforzare la tesi, Cagni richiama vari riferimenti storici e cita partite e squadre specifiche, indicandole come «memorabili» quando si parla di pressing e fuorigioco. Nel dettaglio vengono evocati l’Ajax del 1967 e, ancora, l’Ajax di un’altra annata indicata come «del 1972», insieme a il Toro di Radice, la Ternana di Viciani e il Varese di Fascetti.

tiki taka e gioco di posizione: impatto sui ritmi della serie A secondo Cagni

Secondo l’ex allenatore, l’ossessione per il modello spagnolo avrebbe prodotto effetti concreti sulla velocità del campionato italiano. Il punto viene collegato direttamente al discorso su Adani: la serie A avrebbe abbassato i ritmi in modo «pauroso», senza avere nel torneo calciatori in grado di garantire le caratteristiche attribuite a Xavi e Iniesta. In quest’ottica, Cagni ripercorre anche un’esperienza personale: afferma di essere andato a Barcellona per studiare Guardiola prima di molti altri, aggiungendo un commento ironico sull’imitazione dei metodi da parte di altri: «mi viene da ridere» pensando a chi li avrebbe scimmiottati.

spettacolarizzazione televisiva e promesse mancate: il motivo dei Mondiali

Alla velocità del gioco si collega una seconda critica: la spettacolarizzazione in TV. Cagni sostiene che in televisione si parli di figure definite «presunti scienziati» con l’obiettivo di rendere tutto più attrattivo per sponsor e audience. L’ex tecnico osserva che si finisce per parlare continuamente, urlare e utilizzare spesso l’inglese, mentre, a suo dire, manca poi il riscontro sul campo internazionale: richiama il fatto che l’Italia non va ai Mondiali da una vita e indica che deve esserci un motivo.

giocatori fragili e cultura emotiva: il rimpianto per l’atteggiamento del passato

Nel passaggio successivo, Cagni attribuisce il declino del calcio italiano a un fattore generazionale. Secondo quanto riferito, l’origine sarebbe in una generazione di calciatori senza personalità, descritta come composta da figli e nipoti fragili. L’attenzione si sposta poi su esempi visivi e comportamentali, con un confronto tra figure e momenti diversi per sottolineare il cambio di mentalità.

Bergomi nel 1982 e gli azzurri in Bosnia: immagini usate per definire il clima emotivo

Per chiarire il concetto, Cagni cita Beppe Bergomi durante un contesto datato 1982, descrivendo il suo sguardo in modo emblematico. L’ex allenatore richiama poi un precedente legato alla partita contro il Brasile, ricordando che Bergomi aveva 18 anni e presentava, secondo le sue parole, una forza visibile. Allo stesso modo, Cagni contrappone quanto osservato in momenti successivi, con un riferimento agli azzurri in lacrime sul campo in Bosnia, descritti mentre si disperano con le mani tra i capelli.

Il rispetto dopo il gol: il principio ricordato dall’allenatore giovanili del Brescia

Cagni riporta anche un insegnamento ricevuto all’interno del contesto giovanile. Secondo la sua ricostruzione, l’allenatore delle giovanili del Brescia avrebbe detto di non fare scene né dopo aver segnato né dopo aver subito un gol, proponendo come base il rispetto.

giornalismo sportivo e stile di critica: rigore e garbo secondo l’ex allenatore

La chiusura dell’intervista introduce un confronto sul modo di fare informazione sportiva. Cagni dichiara di aver vissuto mezzo secolo in campo, tra 20 anni da giocatore e 30 da allenatore, e afferma di conoscere la storia senza aver mai avuto, a suo parere, quelle certezze mostrate da molti. La parte finale riguarda la sua esperienza in ambito televisivo con interlocutori giornalistici considerati, secondo le sue parole, più rigorosi.

In particolare, Cagni cita i nomi di Nando Martellini e Bruno Pizzul, descrivendoli come giornalisti in grado di criticare ma senza superare certi limiti. L’ex allenatore sostiene che allora non ci si sarebbe permessi giudizi maleducati, contrapponendo così il passato al tipo di giudizio che oggi ritiene più offensivo.

personaggi citati nelle dichiarazioni

  • Gigi Cagni
  • Lele Adani
  • Beppe Bergomi
  • Nando Martellini
  • Bruno Pizzul
  • Guardiola
  • Xavi
  • Iniesta
  • Radice
  • Viciani
  • Fascetti
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