F1 esperimenti pirelli termocoperte più calde per migliorare il warm
La partenza del GP di Miami è stata spostata per ragioni operative legate al meteo. Con un quadro instabile e la concreta possibilità di pioggia intensa e rischi di fulmini, mantenere l’orario originario avrebbe potuto compromettere lo svolgimento della gara. La nuova finestra individuata non elimina ogni scenario di precipitazioni, ma, secondo le ultime indicazioni, riduce in modo significativo la probabilità di piogge estremamente forti.
L’obiettivo principale resta evitare il periodo in cui le precipitazioni sarebbero state più aggressive. Al tempo stesso, la possibilità che il Gran Premio si disputi in condizioni bagnate non viene considerata un problema per F1 e Pirelli. Una gara sotto la pioggia può diventare infatti un’occasione concreta per ottenere dati reali sulle gomme da bagnato con tutte e 22 vetture 2026 in pista, elemento che finora non si è potuto raggiungere con continuità a causa di opportunità limitate di girare davvero in presenza di acqua.
gomme da bagnato e dati limitati: perché il bagnato conta
Le sessioni realmente bagnate, finora, sono state poche e spesso con contesti poco rappresentativi per un confronto ampio. Un primo esempio risale al secondo giorno dei test precampionato a Barcellona, quando però a scendere in pista furono soltanto Ferrari e Red Bull, con una monoposto ciascuna. Inoltre, le condizioni furono caratterizzate da grande freddo, circostanza che ha reso i riscontri meno significativi.
Un altro caso è stato registrato in Giappone dopo il GP: anche in quel contesto, i riferimenti principali riguardarono Red Bull e Racing Bulls. In parallelo, una ulteriore prova avvenne a Fiorano con Ferrari.
pirelli e cambi tecnici per il bagnato: termocoperte, mgu-k e boost
In preparazione, Pirelli lavora con simulazioni specifiche, puntando a ridurre le incertezze. Tuttavia, l’assenza di occasioni frequenti di guida in condizioni realmente rappresentative incide sulla possibilità di validare scelte in modo pienamente coerente con il contesto di gara.
Per questo motivo alcune decisioni assumono una connotazione sperimentale. La più rilevante riguarda l’aumento della temperatura delle termocoperte: da 60°C a 70°C per le intermedie, con introduzione a partire dal GP di Miami. A questa modifica si affiancano ulteriori elementi tecnici: la riduzione dell’MGU-K da 350 a 250 kW e il divieto di usare il boost.
timori dei piloti sulle intermedie 2026: warm-up e grip meccanico
I timori riguardano la gestione delle nuove monoposto in caso di bagnato. Le preoccupazioni nascono sia dalle caratteristiche delle nuove PU sia dall’impostazione aerodinamica delle vetture 2026. In questo contesto, il carico e il grip meccanico risultano ridotti, anche per l’effetto di scelte volte a contenere peso e resistenza.
La riduzione delle dimensioni degli pneumatici fa sì che passi meno energia verso la gomma, rendendo più complesso il warm-up. La combinazione di fattori porta a una guida sul bagnato più delicata e meno prevedibile, e questa è la ragione che spinge Pirelli ad aumentare la temperatura in termocoperta.
da 60°C a 70°C: perché l’intermedia è diversa dalla full wet
Anche oltre le simulazioni, una gara bagnata offre la possibilità di raccogliere feedback utili. Sul tavolo figura inoltre la proposta di portare ulteriormente la temperatura fino a 80°C, valutazione che dipende dagli esiti dei passaggi precedenti.
simone berra: i feedback dai test e il warm-up difficile
Simone Berra, ingegnere capo di Pirelli, richiama quanto accaduto a Barcellona e in Giappone. Nel secondo giorno a Barcellona, con condizioni fredde e acqua stagnante, furono raccolti i primi riscontri: i team iniziarono a segnalare che il warm-up risultava complicato. Per la natura del contesto, con solo due squadre e temperature molto basse, l’analisi venne considerata iniziale, con la necessità di test più significativi.
In Giappone, la pioggia coinvolse entrambi i giorni, impedendo la prova delle gomme da asciutto; furono però testate intermedie e wet. Anche lì, con meno acqua stagnante e temperature leggermente superiori, i feedback dei piloti tornarono sul tema del warm-up difficile, con particolare difficoltà sull’asse anteriore, dove diventa più arduo mantenere la gomma nel range di esercizio.
meccanismo di riscaldamento: full wet e intermedia a confronto
La full wet è progettata per funzionare anche senza termocoperte grazie a un disegno della gomma che facilita la generazione di energia: i tasselli si muovono e producono calore. Questo meccanismo non si presenta sull’intermedia. Per tale motivo le termocoperte restano una componente determinante, con il timore che il valore di 60°C non fosse sufficiente a mantenere la temperatura utile.
Il rischio descritto è che, partendo da 60 gradi, la gomma continui a perdere temperatura se non viene inserita abbastanza energia, con conseguenze a catena sul comportamento e sulla capacità di aumentare il calore. L’approccio messo a punto ha portato a un test a Fiorano con termocoperte a 70°C, in accordo con team e FIA.
test a fiorano e prossima valutazione in gara: più team, più segnali
Berra ricorda che esisteva una proposta per arrivare a 80°C, ma la scelta è stata quella di compiere un passo intermedio per valutare l’impatto prima di procedere ulteriormente. Il test a Fiorano ha avuto esito positivo, anche se le condizioni erano diverse: faceva più caldo, in modo significativamente diverso rispetto ai contesti precedenti.
Con questi dati, la decisione è stata promossa. L’auspicio è ottenere un appuntamento bagnato in cui l’asfalto possa offrire meno grip, così da raccogliere informazioni utili a capire se l’intervento sia sufficiente o se siano necessari ulteriori passaggi. La modifica viene letta come “prossimo passo” per valutare le intermedie con termocoperte a 70°C coinvolgendo più team. Un test resta una situazione controllata, mentre un weekend di gara, con 11 team in pista, consente un quadro più ampio e una quantità maggiore di feedback.
Nominativi presenti nel contenuto:
- Max Verstappen
- Lewis Hamilton
- Simone Berra
