F1 strategie gara: due soste o più fattori che cambiano il gp d’austria

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F1 strategie gara: due soste o più fattori che cambiano il gp d’austria

Gli ultimi istanti della qualifica hanno cambiato il volto della gara, riorganizzando una griglia che sembrava già delineata. Un incidente di Max Verstappen ha infatti modificato lo scenario con un impatto diretto sulla posizione in partenza: da un possibile dominio Mercedes, si è passati a una situazione inaspettata, con una W17 in pole e una Ferrari in seconda posizione, senza mancare di alimentare polemiche e discussioni legate al finale della sessione.

qualifica alterata dall’incidente di verstappen e impatto sulla griglia

La bandiera gialla finale ha consentito alla Ferrari di ottenere un vantaggio concreto sul piano della partenza. Nel quadro che si sarebbe potuto creare senza l’errore di Verstappen, la possibilità per la Rossa di lottare per la terza piazza sarebbe risultata più complessa. Con lo stop finale, invece, è stato possibile guadagnare più di una posizione nella griglia. Il risultato è una scelta di timing che ha pagato, costruendo per Ferrari spazio e margine per giocare le proprie carte nella gara odierna.

ritmo ferrari in difficoltà e lavoro notturno per cambiare passo

Subito dopo le qualifiche, Lewis Hamilton ha chiarito che battere la Mercedes sul passo non sarebbe stato semplice. La valutazione derivava da segnali già emersi nel corso della giornata di venerdì, quando si era evidenziata una carenza di ritmo della SF-26. La causa veniva collegata a un eccessivo scivolamento degli pneumatici, con conseguente mancanza di bilanciamento e difficoltà nel mantenere una costanza di prestazione nel tempo.

Nel contesto di Ferrari, non si è parlato soltanto di degrado in senso stretto, ma di una vera mancanza di ritmo. Proprio per questo, il lavoro tra venerdì e sabato è stato considerato determinante, anche se l’obiettivo di colmare completamente il divario dalla vetta non è stato raggiunto. Lo stesso andamento si è riflesso in qualifica: il gap avrebbe potuto superare i tre decimi, scenario che rafforza l’idea che, partendo secondo e terzo, la strategia possa diventare l’elemento chiave per provare a fermare la Mercedes.

pirelli e le strategie al gp: perché dominano le due soste con hard in previsione

Le opzioni tattiche ruotano attorno a temperature elevate, con l’asfalto atteso vicino ai 50°C. A guidare le scelte c’è anche la selezione di mescole effettuata da Pirelli. Con queste condizioni, la tendenza generale punta alle due soste. In vista della gara, tutti i team di vertice hanno scelto di conservare due set di gomme hard.

strategia più veloce secondo pirelli e aspettative sulle scelte dei top team

Secondo Pirelli, la soluzione più veloce sulla carta è media-hard-hard, seguita dall’opzione hard-medie-medie con una sequenza che prevede un set di hard e due di medie. La Casa italiana si aspettava che molte squadre preferissero mantenere due set di medie invece di due set di hard, come già avvenuto in molte realtà di centro classifica. Le scuderie di vertice hanno però deciso di coprire più scenari, puntando maggiormente sul sicuro, anche nell’ipotesi di Safety Car o Virtual Safety Car, con possibilità di gestire risposte a un undercut o a una neutralizzazione.

perché solo i top team conservano due set di hard

Simone Berra, di Pirelli, ha evidenziato che soltanto i quattro team di vertice hanno conservato due set di hard. La scelta è stata letta come una mossa inattesa, considerata la somiglianza tra la C3 e la C4: il grip risulterebbe leggermente superiore sulla C4, mentre il degrado sarebbe sostanzialmente allineato. La spiegazione proposta è che i top team vogliano coprire più scenari tramite la gestione del degrado con gli pneumatici duri.

tre soste più complesse per traffico e caratteristiche del tracciato

Un orientamento verso tre soste resta possibile sulla carta, ma il nodo centrale riguarda il traffico. L’esperienza più citata è quella della Spagna: la strategia a tre pit stop di Hamilton è stata efficace anche perché l’inglese non ha incontrato traffico e ha potuto sfruttare i momenti in cui le Mercedes, restando su due soste, si imbattevano nei doppiati. In Austria il contesto risulta meno favorevole, anche per via di un giro più corto rispetto ad altri circuiti.

seguire una vettura in austria: più difficoltà rispetto a spagna

Secondo quanto appreso da Pirelli, raccogliendo anche i feedback dei piloti, l’idea di seguire un’altra vettura in Austria sembra più impegnativa rispetto alla Spagna. L’elemento è attribuito alle caratteristiche del tracciato. A incidere sono anche le condizioni legate al calore in altura e alla carenza di ossigeno, fattori che influenzano le temperature di esercizio della vettura.

degrado diverso: layout e limiti aerodinamici cambiano il bilanciamento

La differenza tra Austria e Spagna non si limita all’impatto generale, ma investe anche il degrado. A Barcellona, con molte curve a media e alta velocità, è emerso che il lavoro non riguardava solo la protezione del posteriore, ma anche la gestione dell’anteriore. Un esempio richiamato è l’esperienza di Russell nel secondo stint, quando sono comparsi i primi segnali di difficoltà e la vettura ha mostrato criticità legate al sottosterzo.

In Spagna il passo nelle curve veloci viene gestito in modo da controllare l’asse anteriore senza stressare eccessivamente le gomme, mantenendo al tempo stesso il posteriore per evitare scivolamenti troppo marcati. Il carico aerodinamico su una pista con poco grip e un asfalto considerato aggressivo contribuisce a ridurre lo scivolamento nei curvoni.

in austria il posteriore torna a essere l’asse limitante

In Austria la situazione si muove in direzione opposta. Pur restando meno curvoni veloci e con tratti decisamente più corti, rispetto anche a specifiche curve come quelle indicate a Barcellona (curve 3 e 9), le caratteristiche delle vetture di quest’anno riportano il posteriore al centro della criticità, diventando nuovamente l’asse limitante. Negli scorsi anni, quando le velocità con vetture a effetto suolo avevano spinto a cercare soluzioni anche sull’anteriore, si erano manifestate criticità importanti anche su quell’asse, ma qui la dinamica cambia.

Già al venerdì le squadre hanno rilevato che saturare troppo l’asse anteriore nelle curve veloci risulta controproducente per le prestazioni dell’anteriore stesso. In generale, però, è ancora l’asse posteriore a determinare il livello di degrado, soprattutto nelle zone lente, dove la presenza di potenza con motore elettrico pronto all’attivazione amplifica la richiesta di trazione e stabilità. Inoltre, con un giro corto, si passa più volte nei medesimi punti, aumentando l’effetto di quei vincoli sulle condizioni degli pneumatici.

bilanciamento difficile: evitare saturazione anteriore senza perdere il posteriore

Berra ha riassunto il punto come una ricerca di equilibrio: proteggere l’asse posteriore non può portare a superare il limite dell’anteriore. La difficoltà del weekend viene associata proprio alla presenza di curve ad alta velocità in cui l’anteriore tende a saturarsi.

soft non esclusa e differenze operative rispetto al set up principale

In base a quanto emerso nelle libere, l’uso della soft non viene considerato totalmente fuori gioco. Durante le prove è stato osservato che, dando il tempo di rifiatare, la mescola più tenera può migliorare il tempo sul giro. L’impiego risulta però più coerente per stint molto brevi, soprattutto in condizioni come Safety Car. Per questo la maggior parte dei team ha orientato la preparazione verso più set di medie o hard, con l’unica eccezione indicata da Aston Martin, che si discosta da questo schema.

personaggi e riferimenti citati nella strategia e nel contesto gara

Nel quadro descritto emergono figure direttamente collegate a scelte, dichiarazioni e analisi tecniche.

  • Max Verstappen
  • Lewis Hamilton
  • Simone Berra
  • George Russell
  • Valtteri Bottas
Charles Leclerc, Ferrari
Categorie: Formula 1

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