Lavezzi dramma racconta quando ha toccato il fondo e conosciuto l oscurità

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Lavezzi dramma racconta quando ha toccato il fondo e conosciuto l oscurità

Ezequiel Lavezzi, ex attaccante di Napoli e PSG, torna a parlare dopo mesi di preoccupazione. L’argentino, ricordato come il “Pocho” che ha acceso i tifosi tra il 2007 e il 2012, racconta un periodo delicato e il percorso che lo ha riportato a stare meglio, con confessioni dirette e una riflessione centrata su fragilità, aiuto e consapevolezza.

La narrazione mette in primo piano una battaglia personale contro il buio: una storia di malessere, depressione e crisi d’ansia, seguita da una svolta costruita con il supporto della famiglia e di specialisti. Sullo sfondo resta anche il ruolo che il calcio ha avuto come ancora di salvezza, fino a ridefinire oggi le priorità della vita privata.

ezequiel lavezzi e la battaglia contro buio e depressione

Lavezzi descrive senza filtri un momento di profondo disagio. L’ex campione argentino afferma di aver attraversato un periodo difficile, spiegando che la condizione vissuta non era soltanto uno stato passeggero. Nel racconto emergono elementi precisi di sofferenza mentale e di perdita di lucidità: “Ho attraversato un periodo difficile, ma ora sto bene”.

Secondo la sua testimonianza, si è trattato di un’esperienza intensa e destrutturante: “Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità”. Nel dettaglio, Lavezzi parla di autolesionismo e di un’onda emotiva che colpiva lui e chi gli stava vicino: “Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino”. La situazione alternava depressione e crisi di ansia, accompagnate da una costante presenza di pensieri negativi: “Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi”.

la svolta di lavezzi: sostegno medico e aiuto psicologico

La parte centrale della confessione riguarda la svolta e l’uscita progressiva dalla fase più buia. Lavezzi racconta di aver “toccato il fondo” e di non riuscire più a vedersi in quel modo: “Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così”.

Il cambiamento, nel racconto, nasce grazie agli affetti e all’intervento di figure specialistiche. Un ruolo determinante viene attribuito al sostegno di mukwife e famiglia e alla scelta di affidarsi a percorsi strutturati: “Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica”. Lavezzi chiarisce anche che il processo non si conclude con l’uscita dalla crisi: “Il mio percorso non è finito”.

Ne deriva un messaggio diretto, pensato per chi vive situazioni analoghe. L’ex attaccante insiste sull’importanza di chiedere aiuto: “Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto”. Nella chiusura del passaggio, aggiunge che l’ammissione e l’affrontare le proprie fragilità hanno portato a una crescita personale: “Provo orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità”.

La conclusione del ragionamento sottolinea un cambio di prospettiva: “Sono un uomo più consapevole e maturo”. Nel suo linguaggio sintetizza l’idea che la luce arrivi dopo aver visto il buio: “A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio”.

lavezzi e il calcio come salvezza: dalla strada ai professionisti

Il racconto collega la fase di crescita personale anche a un contesto familiare e sociale complesso. Lavezzi spiega che i genitori erano separati: lui stava con la madre, spesso impegnata al lavoro, e trascorreva molto tempo giocando con gli amici in strada. All’interno del quartiere, nel periodo descritto, si registrava un clima preoccupante legato allo spaccio e alla presenza di persone armate: “Nel mio quartiere si spacciava droga, si girava armati”.

In tale cornice, il calcio diventa un elemento decisivo: “Senza pallone non so dove sarei finito”. L’ex attaccante ricostruisce un arco temporale in cui tenta anche altre strade, raccontando che tra i 13 e i 15 anni si mise a fare l’elettricista. Il pallone, in alcune fasi, non lo appassionava sempre allo stesso modo: “Il calcio mi annoiava”, come gli sarebbe capitato in altre circostanze nel corso della carriera.

La svolta concreta arriva da un episodio: una partitella con gli amici durante la quale alcuni procuratori lo notano e gli propongono il salto. Lavezzi riprende l’indicazione ricevuta, incentrata sull’avvio di una “vita da professionista”: “Ma devi iniziare a fare una vita da professionista”. L’ex attaccante decide di accettare.

l’arrivo in serie a e il legame con napoli e psg

Guardando alle prime fasi della carriera in Italia, Lavezzi rivela un retroscena di mercato. La prima società interessata sarebbe stata l’Atalanta, con un’offerta anche superiore a quanto richiesto dall’attaccante. Nonostante ciò, si presenta l’occasione legata al Napoli.

Secondo la sua ricostruzione, per gli argentini la città e il club evocavano la figura di Maradona. A fronte dell’offerta economica, Lavezzi afferma di aver scelto l’azzurro: “Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro”. La preferenza viene descritta come netta: “In Italia c’è solo il Napoli per me”.

Il passaggio successivo verso un’altra esperienza arriva dopo i contatti con le grandi squadre: “Poi mi hanno cercato tutte le big”. Nel racconto finale, Lavezzi spiega che proprio la scelta di fondo lo avrebbe portato poi anche al PSG: “Per questo poi ho scelto il Psg”.

una nuova vita in famiglia: priorità lontane dal calcio

Oggi Lavezzi descrive un cambiamento radicale nelle priorità. L’ex attaccante afferma l’intenzione di essere una persona capace di accogliere la semplicità e di non dimenticare ciò che ha vissuto. Il punto centrale, nel suo presente, è la famiglia e il tempo vissuto con maggiore pienezza: “Voglio essere una persona che non dimentichi quello che ha passato” e “che si goda la famiglia”.

Il racconto indica anche la gioia legata alla genitorialità: Lavezzi afferma di avere due figli e definisce quel dono come il più grande della vita: “il dono più grande della vita”. Sul calcio, l’atteggiamento risulta equilibrato: per lui è stato un compagno importante e continua a far parte del passato e del futuro, ma oggi non rappresenta più l’elemento dominante: “Il calcio? È stato e sarà sempre il mio migliore amico”. La conclusione della sua testimonianza porta a un messaggio di normalizzazione e serenità: “ora sto bene così, ora non è più importante”.

personaggi citati

  • Ezequiel Lavezzi
  • Maradona
  • la moglie di Lavezzi
  • i genitori di Lavezzi
Lavezzi

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