26 tre decimi più veloce di quanto si è visto in pista

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26 tre decimi più veloce di quanto si è visto in pista

Il GP del Giappone si apre con un dettaglio che pesa più dei decimi: un errore nell’ultimo giro della Q3 ha tolto a Charles Leclerc la possibilità di partire ancora più avanti nello schieramento. La Ferrari, dopo aver mostrato un potenziale reale, non è riuscita a trasformarlo fino in fondo, finendo per lasciare sul cronometro spazio alla McLaren di Oscar Piastri e soprattutto a una Mercedes capace di consolidare la sua forza con la seconda pole position consecutiva, firmata da Kimi Antonelli.

La fotografia della rossa, quindi, passa anche attraverso una scelta tecnica considerata non perfettamente allineata alle esigenze del circuito: a Suzuka, la decisione di presentarsi con una SF-26 poco aderente all’effettivo grip dell’asfalto ha reso la vettura meno prestazionale rispetto alle proprie potenzialità. In una fase cruciale della stagione, il risultato in qualifica diventa la conseguenza di un equilibrio da affinare.

qualifica giappone: l’errore di leclerc nella q3 e la perdita della terza posizione

Allo start del GP del Giappone, l’idea di una terza posizione sullo schieramento era concreta. L’errore maturato nell’ultimo giro della Q3 ha costato a Leclerc una piazza che, sulla carta, poteva essere costruita contro la concorrenza. La Ferrari avrebbe potuto scavalcare la McLaren di Piastri, contenendo il distacco da Antonelli a circa tre decimi, ma quel margine non si è materializzato.

La presenza di un potenziale comunque rilevante viene sottolineata anche dal fatto che la distanza sarebbe stata gestibile: il problema non risiede solo nel confronto con le altre vetture, bensì nel modo in cui la SF-26 è riuscita a esprimere la propria prestazione nei passaggi determinanti della qualifica.

ferrari e sf-26 a suzuka: setup, grip e riduzione della prestazione

Il punto di partenza resta l’aderenza della vettura al fondo di Suzuka. La Ferrari si è presentata al terzo appuntamento stagionale con una SF-26 ritenuta meno performante del suo potenziale, perché la scelta iniziale si è rivelata non perfettamente coerente con il grip effettivo dell’asfaltatura.

In questo scenario, il lavoro di recupero è diventato fondamentale. Il contributo arriva dal simulatore: Antonio Giovinazzi, nel lasso di tempo tra venerdì e sabato, ha svolto attività che hanno permesso di rivedere il setup della rossa e di dimezzare il distacco emerso nelle prove libere, passato da un divario pesante a una forbice più contenuta, indicata tra sette e otto decimi.

Nel pacchetto di interventi è inclusa anche una parte strategica legata all’energia: la revisione del piano di ricarica della batteria, elemento che influisce sui momenti chiave del giro secco e sulle finestre di utilizzo dell’ibrido.

ferrari e gestione energia: harvesting e deployment contro mercedes

Nel confronto con la Mercedes, emerge un divario tecnico specifico che riguarda la gestione dell’energia. La Mercedes, secondo quanto descritto, ha saputo sfruttare competenze derivate da esperienze in ambito come Formula E e da processi di prodotto di serie, mentre la Scuderia avrebbe dovuto costruire quel livello di know-how con più difficoltà.

I punti di harvesting (ricarica) e deployment (distribuzione dell’energia) vengono definiti grazie a software complessi e resi fruibili ai piloti attraverso meeting di preparazione per ogni sessione. L’uso di un algoritmo gioca un ruolo centrale: in base alla posizione della monoposto sulla pista fornita dal GPS, la gestione degli ERS viene “istruita” in funzione dei diversi momenti.

passaggio da q2 a q3: prestazione non ripetuta e gestione non ottimizzata

Il nodo principale sembra emergere proprio nel passaggio tra Q2 e Q3. Mentre altre squadre riescono a implementare in modo efficace le prestazioni nel passaggio tra i turni, la Ferrari lascerebbe ogni volta qualcosa per strada. Questo significa non ottimizzare l’intero potenziale disponibile e non riuscire a replicare il tempo già conseguito nel turno di mezzo della qualifica.

Per recuperare efficacia servirebbe una combinazione precisa: trovare l’alchimia nel giro di lancio per portare le gomme dentro la finestra giusta di funzionamento, mantenendo al tempo stesso la batteria carica all’inizio del giro secco. La descrizione indica che questo equilibrio va ancora perfezionato e che deve essere più chiaro ai piloti dove andare oltre il limite senza “creare” prestazione in porzioni del tracciato non coerenti con la vettura.

il run finale di leclerc: spoon, controsterzo e perdita dell’elettrico

Nel run finale, Leclerc esce dalla Spoon in controsterzo. La dinamica della manovra viene collegata a un’intenzione: il monegasco era convinto di poter ottenere più velocità in percorrenza sulla curva insidiosa. Nel tentativo di correggere la sbandata del retrotreno, però, l’acceleratore viene sollevato leggermente, indicato come solo il 2 o 3%.

Il risultato è descritto come una conseguenza energetica: con il pattinamento in uscita, si sarebbe consumata più energia del programmato. Di conseguenza, alla Chicane Leclerc non dispone della spinta dell’ibrido, perché la batteria si è scaricata prima del momento in cui serviva la massima erogazione.

frustrazione e valutazione di leclerc: tempo perso e quarto posto

La perdita complessiva viene misurata sul cronometro: il tempo svanito per la mancanza dell’elettrico risulta maggiore di quanto guadagnato nella percorrenza della Spoon. Leclerc esprime il sentimento associato a questo tipo di scenario, sottolineando che, pur sapendo che nel rettilineo può succedere, quando l’evento si verifica diventa estremamente frustrante.

Nel suo racconto, Leclerc indica anche un intervallo preciso: in Q3 avrebbe perso abbastanza tempo dalla 14 alla 16. A livello complessivo, il giro viene definito buono per la prestazione generale, ma con un bilancio che si conclude con un quarto posto percepito come delusione.

regolamento ed ers: la riduzione fia da 9 a 8 mj non basta

La dinamica della qualifica porta a una lettura legata al regolamento e alla gestione energetica. Leclerc avrebbe chiara contezza dell’accaduto nella sua interpretazione della manovra: secondo la ricostruzione fornita, la guida controintuitiva avrebbe trasformato un controllo importante in uno sbaglio, con l’effetto finale di un deficit nella spinta nei momenti decisivi.

La morale indicata è legata a una modifica FIA: la riduzione della ricarica di energia da 9 a 8 MJ al giro in qualifica ai piloti non sarebbe stata sufficiente. L’idea che emerge è la necessità di ripristinare condizioni in cui i piloti più capaci possano tornare a fare la differenza, con un riferimento esplicito anche a Max Verstappen, citato come esempio.

possibili cambi dal regolamento e conseguenze nel giro secco

La prospettiva indicata è quella di pensare a un cambiamento nel regolamento a partire da Miami. Nel frattempo, la gestione della qualifica richiede un comportamento più automatico: nel giro secco si dovrebbero eseguire indicazioni più “robotizzate”, perché i tre decimi perduti in chiusura della prestazione finiscono per diventare determinanti.

volta pagina: la gara come contesto diverso

L’attenzione si sposta dalla qualifica alla competizione, che viene descritta come un contesto differente. L’attesa rimane orientata ai tecnici: l’obiettivo è rendere più “trasparenti” le complessità elettroniche che influenzano la gestione dell’energia e il controllo nei momenti delicati.

Leclerc, dopo la qualifica, si concentra quindi sul nuovo scenario: la gara viene presentata come un contesto in cui la dinamica può cambiare rispetto a quanto accaduto in Q3.

Personaggi citati:

  • Charles Leclerc
  • Oscar Piastri
  • Kimi Antonelli
  • Antonio Giovinazzi
  • Max Verstappen
Charles Leclerc, Ferrari
Categorie: Formula 1Motori

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