Motogp piloti bocciati proposta di una sola moto 2027, i motivi e il giudizio sul piano
La MotoGP entra nel vivo di un dibattito regolamentare che riguarda direttamente l’operatività durante i weekend di gara: l’ipotesi di passare da due moto a una sola moto per pilota a partire dal 2027 sta incontrando una contrarietà diffusa tra chi scende in pista. La proposta, collegata al contenimento dei costi, mira ad avvicinare la classe regina ad altri campionati e serie automobilistiche dove i muletti sono stati già vietati, ma solleva timori concreti su tempi, gestione degli imprevisti e impatto sullo spettacolo.
motoGP 2027: contrarietà contro il piano “una moto sola”
L’idea prende forma come possibile modifica al regolamento sportivo: la riduzione delle moto assegnate a ogni pilota da due a una. Il razionale viene dai costruttori, con la finalità di ridurre le spese e uniformare la MotoGP ad altre categorie. L’orientamento richiama quanto avvenuto, ad esempio, in Moto2, Moto3 e nella Formula 1, dove l’uso di moto alternative è stato vietato già dal 2008.
perché avere due moto oggi cambia l’uso in pista
Nel contesto attuale, disporre di una seconda moto consente ai team di realizzare confronti diretti tra set-up e pacchetti aerodinamici, migliorando la capacità di interpretare rapidamente il comportamento della moto. Inoltre, una seconda unità permette ai piloti di rientrare in tempi più rapidi in caso di caduta o di problema tecnico, evitando che un guasto o un imprevisto comprometta l’intera giornata di attività.
episodi recenti: l’esempio di Pedro Acosta
Una dimostrazione del valore della seconda moto emerge da un caso recente nel GP di Catalogna: Pedro Acosta, dopo un problema tecnico sulla sua moto principale che aveva portato alla prima bandiera rossa, è comunque riuscito a prendere parte alla ripartenza. Proprio questo tipo di scenario viene richiamato come elemento chiave nel giudizio sulla proposta.
Pedro Acosta: “un weekend finisce già il primo giorno”
Intervenendo sul piano regolamentare, Pedro Acosta definisce la modifica come un grave rischio per la partecipazione ai weekend. Il pilota KTM lega l’efficacia del sistema attuale alla necessità di rimediare velocemente agli imprevisti, indicando conseguenze dirette nelle diverse fasi del programma:
"È davvero una pessima idea. Capisco che il campionato e i marchi vogliano ridurre i costi. Ma questo significa che se cadi nel warm-up, non corri. Se cadi nelle pre-qualifiche [PR], non arrivi alle qualifiche. Se cadi nelle FP1, cosa piuttosto facile perché non stai usando la migliore opzione di pneumatici, distruggi la moto nelle FP1 e salti le pre-qualifiche".
"Capisco che la MotoGP sia costosa, ma non si può pretendere che tre meccanici nel box ricostruiscano da zero una moto completa in tre ore. Posso capire l'ipotesi di usare una sola moto per sessione, ma hai bisogno di una moto di riserva completa sullo sfondo proprio per questi casi. Altrimenti, significa che il tuo weekend finisce già il primo giorno".
Luca Marini: possibile danno allo spettacolo e dubbi sui risparmi
Anche Luca Marini, pilota Honda, collega la proposta a un effetto negativo sullo spettacolo. Nel suo ragionamento, la possibilità di passare rapidamente a una seconda moto dopo una caduta in qualifica permette momenti ad alto impatto emotivo per il pubblico:
"È peggio per lo spettacolo. Perché una delle cose migliori è vedere un pilota cadere in qualifica, correre, saltare sulla seconda moto e fare la pole position. Penso che sia qualcosa di fantastico da vedere. Ti dà un sacco di adrenalina".
costi e risorse: una seconda moto limita davvero le spese?
Marini non ritiene che la riduzione a una sola moto produca automaticamente risparmi significativi. Nel suo punto di vista, anche con una moto davanti al box, un’altra unità sarebbe comunque pronta sullo sfondo per fronteggiare eventuali emergenze:
"Se è una questione di costi o di soldi, non credo che cambierebbe nulla. Perché se mostri una sola moto davanti al box, ne avrai comunque un'altra già pronta dietro al garage in caso di qualsiasi problema".
Alla richiesta se la misura possa comportare una riduzione del personale, Marini aggiunge un ulteriore elemento operativo: meno tempo disponibile significherebbe la necessità di lavorare più rapidamente. Di conseguenza, non sarebbe scontato un taglio dei meccanici, perché la pressione sul lavoro potrebbe mantenere invariato il fabbisogno:
"Non ne sono sicuro. Perché se hai meno tempo, devi lavorare più velocemente e forse ti serve lo stesso numero di meccanici. Per un costruttore, non credo che un meccanico in più o in meno faccia la differenza sul budget. Il solo passaggio dai motori 1000cc agli 850cc è un'idea molto più costosa, eppure è già stata approvata".
flag-to-flag e due moto: perché il modello attuale funziona
Nel confronto tra proposta e logiche attuali, viene richiamato il ruolo delle gare flag-to-flag e del cambio moto durante la gara. Con le regole esistenti, i piloti possono rientrare rapidamente ai box per montare una moto con assetto da bagnato qualora la pioggia sopraggiunga a metà corsa. A sostegno della funzionalità del sistema, viene citato anche un episodio nello Sprint di Jerez: Marc Márquez ottiene una vittoria dopo essere caduto nelle fasi finali del giro e aver effettuato immediatamente il passaggio alla seconda moto.
Fabio Quartararo: gestione flag-to-flag più complessa e vantaggio delle due moto
Fabio Quartararo, campione del mondo 2021 con la Yamaha, esprime perplessità sul piano. Il nodo centrale riguarda la possibilità di gestire una corsa flag-to-flag in un contesto privo di una seconda moto prontamente disponibile:
"Penso che sia una brutta idea. Voglio dire, come si farebbe a gestire una gara flag-to-flag? Credo che sia bello per lo spettacolo anche il fatto che, quando cadi in qualifica, puoi correre al box e prendere l'altra moto. Penso sia un bene avere due moto".
Jorge Martín: “preferirei due moto”, attesa sulle decisioni
Jorge Martín riferisce di aver sentito parlare dell’iniziativa, pur dichiarando di non conoscere l’esito. La posizione del pilota Aprilia resta orientata alla preferenza per una dotazione doppia, mantenendo però un atteggiamento prudente rispetto alle decisioni finali:
"Ne ho sentito parlare, ma non saprei. Le voci sono voci, quindi non sappiamo se diventerà realtà o meno. Onestamente, preferirei avere due moto. Ma come dico sempre, non possiamo controllare ciò che decideranno. Quindi, se avremo una sola moto, cercheremo di fare del nostro meglio con quella".
Joan Mir: più favorevole se la regola fosse uniforme
Joan Mir della Honda presenta una valutazione più positiva rispetto agli altri. Il punto di equilibrio, nel suo ragionamento, dipende dall’eventuale uniformità della misura tra i partecipanti: se tutti avessero lo stesso numero di moto, non vedrebbe criticità sostanziali. Il pilota richiama anche la propria esperienza in categorie dove vigeva già una sola moto:
"Se io avessi una moto e gli altri due, per me non andrebbe bene. Ma se tutti ne hanno una, non ci sono problemi. In Moto2 e in Moto3 avevo una sola moto e non è mai stato un problema. Per quanto mi riguarda, non è qualcosa di cui preoccuparsi troppo".
piloti citati nel dibattito sulla regola “una moto sola”
- Pedro Acosta
- Luca Marini
- Marc Márquez
- Fabio Quartararo
- Jorge Martín
- Joan Mir

